Storici delusi: Trump desecreta i 'Kennedy files' ma non tutti

Il presidente americano ha deciso di non svelare il contenuto di alcune centinaia di documenti, sotto la pressione di Cia ed Fbi.

Kennedy Files

Kennedy Files

Diego Minuti 27 ottobre 2017

C'era chi, come alcuni storici, avevano preparato delle task force per leggere subito quanti più documenti desecretati possibile alla ricerca di verità inconfessabili per l'Amministrazione americana; c'era anche chi, complottista convinto, aspettava questo momento da 25 anni, per avere conferma che Lee Harvey Oswald non poteva avere agito da solo. Ma alla fine, dal ventre della montagna (i documenti relativi all'uccisione di John Fitzgerald Kennedy, secretati 25 anni fa a tutela della sicurezza nazionale), è spuntato fuori un topolino - svelati solo 2.800 documenti su quasi 3.500 - in un clima certo non ideale per chi aspettava da oltre due decenni di avere accesso alla imponente massa documentale.
Come si era preparato a fare il prof.Larry Sabato, docente dell'universitò della Virginia e tra i massimi studiosi di JFK. Aveva riunito attorno a sè una equipe con quattordici dei suoi migliori studenti per ''aggredire'' i documenti non appena messi in rete. ''Il governo - ha detto desolato Sabato - ha avuto venticinque anni, ed una data limite, per preparare la pubblicazione. La scadenza è arrivata. Ed è caos''.
Perchè, tra i 2.800 documenti oggi consultabili on line per decisione del presidente Donald Trump, non ce ne sono di sconvolgenti o anche solo esaustivi su alcuni punti oscuri dell'indagine che, da subito, indirizzò gli inquirenti verso l'ex marine Oswald, che per essere uno che stava per cambiare la storia degli Stati Uniti e del mondo, si muoveva con la delicatezza di un elefante, nemmeno tentando di nascondere le sue tracce nei frenetici spostamenti, tra Stati Uniti e Messico, e contatti che precedettero il tragico pomeriggi di Dallas.
Trump, che aveva parlato di desecretare tutti i documenti sotto tutela dal 1992, ha fatto una parziale marcia indietro, accettando le esplicite richieste che i vertici dei servizi di intelligence interni ed esterni (Fbi e Cia) hanno avanzato affinchè non venissero svelati tutti i files.
I motivi sono abbastanza evidenti, legati alla necessità di tutelare non tanto la copertura di agenti dispiegati sul campo (e che, a distanza di parecchi decenni dai fatti presi in esame nei documenti, ora potrebbero non essere più operativi) , quanto le modalità di reclutamento e le strategie quotidiane delle agenzie di intelligence americane.


Qualcosa di interessante, ma non certo di sconosciuto, è venuto fuori da un primo sguardo ai 2.800 documenti ora accessibili e riguardano le (note) trame che la Cia tesseva per eliminare il pericolo castrista, studiando modi per uccidere il 'Lider maximo', esportatore della rivoluzione, e per affossare la già debole economia dell'isola caraibica. Altri elementi contenuti nei files riguardano i contatti, per il tramite del boss Sam Giancana, tra la Cia e la mafia americana, affinchè Cosa nostra potesse eliminare Castro. Cose già risapute, che ora hanno l'avallo di una documentazione. Certo tutto interessante, ma non tutto importante, come si sperava. Quindi l'appuntamento con la verità è rimandato a marzo, quando cadrà l'ultimo velo. Si spera.