La partita con la Svezia di stasera è l'ultima spiaggia dell'Italia di Ventura

Il ct sembra intenzionato a cambiare uomini a centrocampo ed all'attacco per trovare gol e vittoria contro avversari di modesto livello, ma che giocano a memoria

Gian Piero Ventura

Gian Piero Ventura

Diego Minuti 13 novembre 2017

Eccoci arrivati alla fine: detta così potrebbe sembrare una frase pessimistica, ma è solo la verità. L'Italia calcistica forse più brutta e sconclusionata della sua gloriosa storia arriva al capitolo decisivo del mandato di Gian Piero Ventura, giocandosi la qualificazione a Russia 2018 questa sera contro la Svezia. Una partita, come direbbero in America, da 'vinci o vai', e non certo per le capacità dei nostri avversari.
La Svezia non ha fuoriclasse, non ha ''cervelli'' che illuminano l'azione, ha semplicemente una squadra che sa quel che deve fare e non è in balia di un ct che, alla ricerca della soluzione, non impone, ma si adatta, cambia, modifica, stravolge.
Questa sera, se tutto quel che viene anticipato oggi sui quotidiani si avvicina al vero, l'Italia giocherà ancora con il 3-5-2 con alcuni cambiamenti di uomini, ma non di sistema. Ovvero, Ventura vuole continuare a cercare di vincere con un modulo che necessita di interpreti pronti a sacrificarsi, ma che a questo devono aggiungere la capacità di finalizzare. Perché, non vorremmo che questo fosse un segreto che tale deve restare, per vincere al calcio bisogna segnare almeno un gol (ed almeno uno in più rispetto agli avversari), un esercizio che all'Italia sta diventando sempre più difficile.
Il ct azzurro qualcosa sembra avere imparato dalla sconfitta di Solna, perchè dovrebbe fare restare in panchina un Belotti impresentabile (al pari del suo compagno di linea, Immobile), sostituendolo con Gabbiadini. Una scelta obbligata (non è che l'Italia abbia molti attaccanti, potenti o leggeri che siano) che rimette sul banco degli imputati Ventura per quello che ha fatto nella prima partita di spareggio, quando ha affidato l'attacco a due giocatori in evidente difficoltà fisica, inefficaci nelle due fasi.
Poi Jorginho, Gagliardini e Florenzi a cercare di dare nuovo vigore agli azzurri, anche se non è stato sciolto il mistero dell'utilizzo di Insigne che, a Solna, quando è entrato è stato fatto giocare da interno....
Ma basterà? L'intelligenza, non il cuore, dice di sì perché di fronte avremo ''solo'' la Svezia, ma la partita di questa sera è purtroppo la ''summa'' di tutti gli errori fatti in queste qualificazioni, dove spesso le scelte di Ventura sono state incomprensibili, a dispetto di ''vittoriucce' contro le squadre più deboli.
Il ritornello è sempre lo stesso: lavoro con quel che mi offre il campionato. Ma spesso in campo non sono andati i migliori, ma magari quelli che, una settimana prima, avevano giocato bene una sola partita e nulla di più. Come insegna il caso del bolognese Simone Verdi, schierato con la Macedonia e non più convocato, buon calciatore, perfettamente ambidestro, ma fermiamoci qui.
Incrociamo le dita, quindi, e guardiamo al futuro con un pizzico di fondato ottimismo. Ma, se dovessimo superare questo ostacolo, ci sarà da ragionare su come il vertice del calcio italiano tracci il suo percorso e se, ne dico una per tutte, era Gian Piero Ventura era una prima scelta o solo un ripiego economicamente conveniente, privo di quella esperiena internazionale di cui oggi si avverte terribilmente la mancanza.