I farmacisti possono diventare precari

L’allarme della Federfarma contro la spending review. Giulio La Porta, farmacista, spiega le criticità del provvedimento che danneggia il settore farmaceutico. [Francesco Fravolini]<br>

Francesco Fravolini 2 agosto 2012
[b]di Francesco Fravolini[/b]



La spending review colpisce le farmacie. Il provvedimento dovrebbe razionalizzare la spesa dello Stato mentre rischia di generare conflitti sociali e contrazione dell’occupazione del settore. A lanciare l’allarme sono i farmacisti, contrari alla legge voluta dal governo guidato da Mario Monti. La Federfarma protesta per la forte riduzione degli introiti economici. Giulio La Porta, farmacista da più di 28 anni, tratteggia la piccola rivoluzione.



[b]La Federfarma è sul piede di guerra, annunciando drastici tagli dei posti di lavoro. È un'esagerazione oppure il settore può entrare in una reale crisi?[/b]


«Il settore è già in crisi dal punto di vista occupazionale o almeno l'abbondanza che c'era fino al 2006 è solo un lontano ricordo. A fronte di un notevole numero di richieste registrato negli ultimi due mesi, si contrappone una quantità di offerte dalle farmacie che potrebbe sembrare quasi uguale. A una più attenta analisi si tratta solo di sostituzioni e di lavori a tempo determinato e, all'occhio di un esperto, di titolari volponi a caccia di allocchi da sottopagare mentre, solo fino a qualche anno fa, c'era l'assunzione immediata. Se il settore delle farmacie continua in questa modo, ritorniamo al mobbing e ai periodi di prova gratuiti, come avvenne nel triennio 94-96 (tangentopoli e licenziamenti di molte industrie con riversamento di farmacisti nelle farmacie private che contemporaneamente licenziavano perché Garattini tagliava il prontuario dei medicinali dispensati dalla mutua). Il contratto nazionale dei farmacisti sarà indecoroso per dei laureati ma non è da fame. È comunque basso. C’è un’indagine del Corriere della Sera di qualche mese fa, dove i farmacisti sono terzultimi e penultimi i giornalisti. Però potrebbe, a breve, non essere più garantito. Le farmacie che basano il loro introito economico sulle prescrizioni della mutua (in genere rurali e di periferie metropolitane) avranno una diminuzione di fatturato clamorosa. Diverso è il caso di quelle farmacie ubicate nelle zone centrali della città dove l'incasso contante (acquisto diretto del farmaco) è percentualmente alto (anche il 50-60% del fatturato). Quindi la percentuale di diminuzione del farmaco prescritto (generico meno costoso al posto del griffato molto più caro, spesso addirittura il 50%) è stemperata e smorzata».


[b]Quali sono i vantaggi per i cittadini a seguito della nuova normativa contenuta nella spending review?


[/b]«L’obbligo del medico di scrivere il principio attivo del farmaco, in un secondo momento modificato con la possibilità di inserire sulla ricetta il nome del griffato, porterà a un risparmio per lo Stato perché molte persone accetteranno il generico che prima rifiutavano con diffidenza. Finora il medico prescriveva il medicinale griffato e spettava solo al farmacista precisare che il paziente poteva prendere il generico. Ora sarà quasi il contrario con un conseguente aumento delle domande e uno scioglimento di diffidenze sul generico. Il farmacista, pur obbligato per legge a informare sull'opportunità di scegliere il generico, spesso eludeva queste spiegazioni soprattutto per mancanza di tempo, distrazione e, secondo me, in ultima analisi, per malizia perché in questo modo incassava di meno».