Raggi e M5s: i paladini della legalità che difendono l'illegalità

La sindaca parla di decisioni calate dall'alto sui taxi. E le decisioni che lei prende sulla città come calano?

La sindaca di Roma Virginia Raggi

La sindaca di Roma Virginia Raggi

globalist 22 febbraio 2017

*Settemilasettecentocinque. Tante sono le licenze per taxi rilasciate a Roma, città il cui sindaco è sceso in piazza per difendere settemilasettecentocinque persone a dispetto del disservizio causato a centinaia di migliaia di cittadini.
Virginia Raggi si è scagliata contro l’emendamento Lanzillotta al decreto Milleproroghe che appunto proproga al 31 dicembre prossimo il termine per il decreto volto a combattere il servizio abusivo di taxi e di noleggio con conducente e contro le “decisioni prese dall’alto”. Già, decisioni prese dall’alto… La Raggi ne deve essere pratica, vista quella recente di Grillo che si è fatto da solo un nuovo regolamento e un nuovo non statuto o quella di istituire un ‘collegio dei probiviri’ (peraltro scelti da lui medesimo) per stabilire chi e come buttare fuori dal Movimento o, ancora – sempre di Grillo – quella di tacitare Roberta Lombardi sul caso stadio della Roma.
E non vogliamo considerare una decisione presa dall’alto anche quella degli stessi tassisti (sempre settemilasettecentocinque), che hanno deciso di fermarsi senza nulla chiedere né nulla comunicare come legge prevede alle autorità competenti? Sicuramente le centinaia di migliaia di cittadini, romani e non, colpiti direttamente o indirettamente da questa decisione, la hanno considerata caduta da qualche empireo sindacale. E magari fosse stato così. Invece questo sciopero ‘senza tetto né legge’ è partito solo dal mal di pancia di una categoria che si fregia dello status di ‘servizio pubblico’. Proprio come i conducenti di treni, autobus o aerei. Solo che tutti questi, in caso di interruzione di pubblico servizio vengono immediatamente precettati e chi non si adegua alle decisioni del Prefetto, viene denunciato penalmente. I tassisti no, forti di chissà quale dispensa quella sì ‘caduta dall’alto’, si sono permessi di bloccare le città per giorni e giorni, senza nessun preavviso, senza nessuna rete di salvataggio per l’inerme cittadino. Si sono permessi perfino di fare scoppiare una bomba carta a piazza Montecitorio perché, evidentemente, nella loro scala di valori chi fa più rumore ha più ragione.
Certamente, oggi il problema del trasporto pubblico va affrontato nella sua globalità.
Ci vuole comprensione per tassisti che hanno sborsato anche 170 mila euro per una licenza ma comprensione non vuol dire fare finta che la legge non esista né tantomento bloccare il futuro. Un futuro che certo rischia di trasformare il tassista in un dipendente malpagato di una cooperativa internazionale e che vedrà sicuramente trionfare le app per smartphone come Uber.
La risposta che questi lavoratori stanno dando oggi però ricorda le proteste dei cocchieri alla comparsa del motore a scoppio. Ed erano allora senz’altro molti di più di settemilasettecentocinque. Nei decenni andati sono dozzine e dozzine i mestieri che sono scomparsi o radicalmente mutati.
Negli ascensori non troviamo più l’omino che porta al piano, né i giornali hanno più da molto tempo i linotipisti. Dattilografe e telefoniste? Tutte scomparse.
Oggi lo definiremo un dramma sociale?
Nel tempo in cui Google ha inventato l’auto che si guida da sola, un sindaco del Movimento paladino della legalità è sceso in piazza per difendere l’illegalità sfrontata di alcuni cittadini.
Settemilasettecentocinque, per la precisione.
* Questo commento è stato scritto da un militante M5s che ha avuto un ruolo nella campagna elettorale per il Campidoglio.
Abbiamo preferito ometterne in nome per non esporlo a rappresaglie o espulsioni, ma Globalist garantisce che si tratta realmente di un attivista del Movimento interno al dibattito romano.