Omicidio Caccia, 30 anni dopo i fatti arriva la sentenza: ergastolo per Rocco Schirripa

La Corte d'Assise di Milano accoglie la ricostruzione degli inquirenti: fu Schirripa a sparare "oltre ogni ragionevole dubbio"

L'ex paniettere Rocco Schirripa condannato all'ergastolo per l'omicidio caccia

L'ex paniettere Rocco Schirripa condannato all'ergastolo per l'omicidio caccia

Desk 17 luglio 2017

La Corte d'Assise di Milano ha condannato all'ergastolo l'ex panettiere di 64 anni, Rocco Schirripa, per l'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, avvenuto la sera del 26 giugno 1983 con 14 colpi di pistola. Secondo quanto emerso dal processo fu Schirripa a sparare "oltre ogni ragionevole dubbio". La richiesta del carcere a vita era stata formulata dal pm della Dda Marcello Tatangelo, secondo il quale uccidere Caccia a colpi di pistola fu una "prova di coraggio" . Secondo il pm Caccia fu assassinato per "il suo estremo rigore" in quanto si stava interessando alle "attività finanziarie" del clan calabrese impedendo all'organizzazione di fare affari nonostante la compiacenza di altri magistrati legati alle cosche. "In un dialogo con un altro esponente del clan - aveva spiegato il pm - Belfiore disse che 'con Caccia come procuratore, pur avendo amici in magistratura, per noi non c'è niente da fare'".


Oltre a Schirripa ci sarebbe un altro esecutore materiale dell'omicidio: si tratta di Francesco D'Onofrio, ex militante di Prima Linea, ritenuto vicino alla 'ndrangheta e chiamato in causa dal pentito Domenico Agresta. Da qualche mese è indagato a piede libero. Chiamato a testimoniare nei giorni scorsi, si è avvalso della facoltà di non rispondere.