Gli operai Ilva: «La Corte Europea difenda la nostra salute e il lavoro»

Iniziativa del sindacato FlmUniti Cub che si rivolge al tribunale dei diritti umani mentre si prepara il primo incontro del 20 luglio tra i metalmeccanici di Fim, Fiom Uilm e i nuovi padroni dello stabilimento siderurgico

Lo stabilimento Ilva di Taranto

Lo stabilimento Ilva di Taranto

«Vogliamo andare avanti nel rivendicare i nostri diritti davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani. È impensabile che nessuno ascolti una classe operaia che rivendica diritti imprescindibili: il diritto alla salute ed il diritto al lavoro. Noi lavoratori non possiamo più permettere a nessuno di renderci vittime di un vero e proprio ricatto occupazionale». A Taranto, per la prima volta nella storia un sindacato, sia pure nuovo sulla scena dell’Ilva, alza il tiro addirittura in chiave europea avvicinandosi il primo incontro sui futuri assetti occupazionali dello stabilimento siderurgico. Il 20 luglio, il sindacato FlmUniti Cub non sarà al tavolo con Fiom Cgil, Fim cisl, Uilm e Usb avendo di fronte i nuovi proprietari dell’Ilva, la cordata AmInvestco, composta dalla multinazionale leader nel settore dell’acciaio, Arcelor-Mittal, dal Gruppo Marcegaglia e da Banca Intesa, ma con queste parole contenute in un documento inviato agli organi d’informazione pone con forza la vera grande questione irrisolta all’interno della fabbrica d’acciaio: la coesistenza tra lavoro e condizioni di salute e ambientali accettabili. Il ricorso alla Corte Europea è un dato di straordinario valore, che adesso può far pensare a una sortita tra slogane demagogia, ragionando con i vecchi schemi del sindacato «che nuota nell’acqua della politica», citando Walter Tobagi e un suo famoso articolo proprio sull’Ilva di Taranto del 1980. Tanto è cambiato da allora e tuttavia, l’altro passaggio evidenziato nella nota di FlmUniti Cub fa riferimento proprio a quel che è accaduto nel tempo: «In tanti anni le confederazioni sindacali, a braccetto con i poteri forti, non hanno fatto nulla per preservare la città dalle malattie e dall'inquinamento causate dalla grande industria. Noi oggi, invece, riteniamo necessario lavorare ad una legge speciale per Taranto che tuteli la città, gli operai e i cittadini. Ci auguriamo che il Parlamento Europeo ascolti la nostra voce perché siamo esseri umani schiavi di un sistema avvelenato che si basa su una monocultura dell'acciaio. Nessun posto di lavoro deve essere perso e non bisogna accettare nessun nuovo contratto. Tutti gli operai devono essere reimpiegati nei lavori di bonifica conseguenti alla chiusura delle fonti inquinanti».
Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm sono tornate a far sentire la loro voce in un comunicato congiunto, quasi fiutando il pericolo di essere spiazzate nella marcia di avvicinamento al 20 luglio. «Ribadiamo come organizzazioni sindacali che la cessione dell’Ilva – è scritto in una nota - non può prescindere da quelli che per noi, per la città, per i lavoratori, sono i punti fondamentali perché questa si realizzi come un piano ambientale e occupazionale. Ribadiamo con forza che non si potrà prescindere da un piano ambientale che renda lo stabilimento eco compatibile nel pieno rispetto dell’Aia, perché si possa così rendere minimo l’impatto sanitario rispetto agli anni passati e che le opere previste nel piano siano realizzate nei tempi più brevi possibile perché si possa dare alla città di Taranto ed ai lavoratori dello stabilimento la giusta dignità che meritano. A questo – hanno aggiunto i sindacati - è strettamente collegato il piano occupazionale. Una città che ha già duramente pagato la presenza della fabbrica negli anni, non può ora subire un ulteriore beffa perdendo occupazione e su questo, non accetteremo nessun licenziamento chiedendo la modifica del piano industriale così per come ci è stato presentato. Perché questo avvenga, saranno necessarie opere di ammodernamento impiantistico che garantiscano la ripartenza ed il rilancio delle linee di produzione, tubifici inclusi». Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm si riuniranno in consiglio di fabbrica lunedì 10 prossimo per fissare iniziative da realizzare in prossimità del primo incontro con i nuovi padroni dell’Ilva.