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mercoledì 8 marzo 2017 12:04
La violenza sulle donne non è solamente fisica ma si declina in uno spettro variegatissimo di comportamenti.
La terra dei papi


Diritti e Rovesci

Un figlio a tutti i costi

Lo psicologo e psicoterapeuta Claudio Gerbino analizza in un saggio le nuove forme di genitorialità sulla base della sua esperienza clinica. Con risultati tutt'altro che scontati.

Carlo Consoli
venerdì 24 febbraio 2017 17:15

Che il tema della omogenitorialità sia difficile è indubbio, lo si capisce da subito dal linguaggio evasivo, grigio e oscuro che la descrive: stepchild adoption, utero in affitto, unioni civili. Tutti termini che raccolgono una difficoltà culturale drammaticamente oggettiva, nel nostro paese. Con l'aggravante che il tema torna di moda ogni qualvolta fa comodo al politico di turno, in un verso o nell'altro, per aumentare il proprio consenso. Nonostante le domande della stampa - vedi Stefania Rossini sull'Espresso del 19 febbraio 2016 - la posizione ufficiale della scienza tarda ad arrivare, e gli interventi di chi è qualificato veramente a partecipare a questo spinosissimo dibattito sono rari e sporadici.

È in questa nicchia di assenze che si colloca "Quel figlio che non ho... Storie di donne e di uomini tra diritti, scelte personali e condizione umana" di Claudio Gerbino (edito da KOINÈ - Centro Interdisciplinare di Psicologia e Scienze dell'Educazione), toccando tutti i temi più delicati e compiendo un'operazione analitica di ampia visione prospettica: dalle coppie o individui sterili in cui uno o entrambi i partner sono impossibilitati ad avere figli, all'omogenitorialità.
Gerbino, psicologo, psicoterapeuta e psicopedagogista, fondatore e direttore del Centro Koinè, con questo libro compie un'operazione decisamente coraggiosa, se non a tratti scomoda.

Il libro conduce il lettore attraverso nove raccolte di storie, tratte dalla sua esperienza quarantennale di psicologo e psicoterapeuta, di uomini e donne che vogliono avere un figlio a tutti i costi, che vorrebbero non averne, che fanno i conti con la frattura - spesso drammatica - tra motivazione, desiderio, obblighi morali indotti e sensi di colpa. Il decimo gruppo è invece preso dalle Sacre Scritture, ed è illuminante per comprendere meglio l'influenza culturale sul desiderio di avere un figlio e della difficoltà che deriva dal non poterne o non volerne avere.

Nella seconda parte del libro l'autore compie un'operazione difficile per il lettore, ponendo l'indice sull'aspetto essenziale del desiderio di avere i figli, o dell'impossibilità di averne e del volerne ad ogni costo: la motivazione del genitore e i potenziali conflitti di questa con gli interessi del bambino. È un tema scomodo, perché pone il lettore di fronte al proprio vissuto e alla necessità di comprendere le motivazioni alla base della necessità di avere un figlio a tutti i costi. Avere un figlio per appianare i propri conflitti irrisolti è una soluzione purtroppo illusoria, così come basare le proprie scelte avocando il diritto, universale ed alienabile, ad avere figli senza aver prima risolto, o quanto meno indirizzato, il proprio vissuto. Soprattutto quando questo è fortemente conflittuale: le storie proposte nel libro parlano chiaro.
Si badi bene, non si tratta di una critica tout court all'omogenitorialità, ma di una analisi con dati e casistiche cliniche alla mano. Mentre l'adozione in coppie omogenitoriali, così come nelle coppie eterosessuali, non mostra una differenziazione significativa nello stato di salute e di felicità del bambino, aspetto che il testo tratta e riconosce in modo chiarissimo, il tema della maternità surrogata e, in genere, della separazione precoce tra genitori e figlio merita attenzione. Una separazione troppo precoce del bambino dalla madre è infatti causa di grande sofferenza sia da parte della madre che del bambino. La psicologa e psicoterapeuta Gabrielle Rubin analizza proprio l'impatto della privazione della rêverie materna, cioè delle coccole e dei vezzeggiamenti che, dalla pancia della mamma, accompagneranno il bambino nell'infanzia e fonderanno una solida base di sicurezza emotiva per l'uomo o la donna che sarà domani, quando vivrà la propria vita nel mondo e nella quotidianità.

Una trattazione coerente di questi temi impone che si analizzino in modo asettico e basato su solide osservazioni scientifiche proprio gli aspetti correlati al rapporto genitore figlio. Il testo riporta dati interessanti: da un lato l'assenza di uno o dei due genitori è un fattore di rilievo nell'equilibrio psichico del bambino, dall'altro è di fondamentale importanza non strumentalizzare questo dato in una chiave di lettura della struttura familiare forzatamente ortodossa. Le ricerche di Walter Toman mostrano come la perdita di uno dei due genitori in età precoce sia correlata con alcuni specifici disturbi della personalità, pur essendone - sia chiaro - un fattore non necessitante.
D'altra parte il mancato riconoscimento è un fattore importante nello sviluppo della psiche, che gioca purtroppo in negativo. Gli effetti provocati del mancato riconoscimento pongono l'individuo in una condizione in cui egli non è consapevole pienamente di non aver ricevuto adeguato soddisfacimento dei propri bisogni, mentre è il suo corpo a parlarne, spesso inascoltato. La costellazione familiare, ovvero l'ordine di nascita del soggetto, gioca anche un ruolo importante, per cui non è infrequente che alcuni schemi inerenti al bisogno percepito di maternità e paternità si incrocino con specifiche configurazioni di fratelli, sorelle e genitori. Con tutto ciò che ne consegue: dal bisogno di emulazione di una situazione di presunta normalità alla necessità di ricreare una condizione percepita come rassicurante, frutto invece di mancanze e di conflitti non correttamente elaborati.

Gerbino fa un discorso apertamente e dichiaratamente politicamente scorretto sull'avere figli. È un diritto? Un bisogno? Una necessità? Se è un diritto, è inalienabile: come si concilia questo diritto con il diritto al benessere dei figli?
Un punto di vista da addetto ai lavori con un taglio divulgativo è necessario e soprattutto auspicabile, per aiutare il lettore ad orientarsi in modo informato e non settoriale su un tema di grande attualità.

Carlo Consoli, LidiMatematici

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