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mercoledì 8 marzo 2017 12:04
La violenza sulle donne non è solamente fisica ma si declina in uno spettro variegatissimo di comportamenti.
La terra dei papi


Diritti e Rovesci

Aborto: il ministro, la Chiesa e l'ipocrisia

L'assunzione di due ginecologi non obiettori ha scatenato le reazioni più mistificatorie. Anche di chi dovrebbe difendere, per incarico istituzionale, la salute delle donne.

Sergio Bagnasco
venerdì 24 febbraio 2017 17:25

Osserva il ministro Lorenzin che la legge 194/1978 prevede il ricorso alla mobilità per garantire la prestazione di interruzione di gravidanza, ma non prevede l'assunzione di personale obiettore. Qualcuno dovrebbe spiegare alla Lorenzin che ogni legge risponde a una ratio, o forse servirebbe poter fare affidamento su personale politico dotato di onestà intellettuale.
La legge 194 del 1978 autorizza anche il ricorso alla mobilità del personale al fine di garantire l'effettuazione della prestazione sanitaria che la legge impone alle Regioni. Ma se il personale ricorre alla obiezione di coscienza in misura superiore all'80 per cento... con chi faccio la mobilità? Suggerisco alla cincischiante Lorenzin di connetere il cervello prima di parlare.

Quanto alla Cei, e specificamente al cardinale Ruini, siamo alla illogicità totale. Innanzitutto è semplicemente ridicolo affermare che si snatura la legge perché non si favorisce la prevenzione. Siamo alla idiozia e alla mistificazione assoluta. L'obiezione di coscienza non serve a prevenire l'aborto. Adoperarsi per la prevenzione significa promuovere la cultura della responsabilità per evitare gravidanze indesiderate. E su ciò l'inadempienza della legge è pressoché totale. Nonostante ciò, la legge prevede che a determinate condizioni la donna possa ricorrere alla interruzione della gravidanza e al contempo riconosce al personale medico la facoltà di sottrarsi a un obbligo. Ciò con la prevenzione dell'aborto non c'entra proprio nulla.

Il diritto del medico non può prevalere sul diritto della donna. Pertanto, se l'esercizio del diritto alla obiezione rende inapplicabile l'esercizio del diritto delle donne, le Istituzioni hanno il dovere di trovare soluzioni per garantire il servizio previsto dalla legge.
Il provvedimento assunto dalla Regione Lazio non lede il diritto alla obiezione e non svuota affatto il diritto a proclamarsi obiettore, come insulsamente afferma Ruini, ma opera un equilibrato bilanciamento dei due diritti - quello della donna e quello del medico - per rendere possibile la prestazione che deve essere garantita nei tempi prescritti. Fermo restando l'impegno alla prevenzione delle gravidanze indesiderate... e ci piacerebbe vedere qualche sforzo in tal senso.

Sergio Bagnasco, macosamidicimai

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