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mercoledì 8 marzo 2017 12:04
La violenza sulle donne non è solamente fisica ma si declina in uno spettro variegatissimo di comportamenti.
La terra dei papi


Cosa succede in città

Sant'Anna di Stazzema, la logica disumana di un eccidio

In questo libro Lorenzo Guadagnucci ricostruisce attraverso gli occhi di suo padre, allora bambino, la più cruenta azione criminale nazifascista dopo la strage di Marzabotto

Federico Sisti
venerdì 9 dicembre 2016 19:09

È un libro importante Era un giorno qualsiasi di Lorenzo Guadagnucci perché ricostruisce la verità durissima della strage di Sant'Anna di Stazzema, in cui i nazisti, con l'aiuto dei fascisti uccisero a freddo oltre 400 persone, fra le quali molte donne e bambini. Una verità difficile da accettare, anche perché ci costringe ad aprire gli occhi non solo sugli esecutori materiali della strage ma anche sulle complicità di gregari fascisti che favorirono quell'eccidio avvenuto in un paesino della montagna lucchese il 12 agosto '44, il più efferato massacro di civili compiuto dai nazisti dopo quello di Marzabotto. Soltanto nel 2005 la magistratura militare italiana è riuscita ad ottenere la condanna in contumacia di dieci ex appartenenti alle SS. In quella zona di montagna si rifugiavano i partigiani che in quelle settimane avevano molto intensificato la propria attività. I nazisti colpirono per stanarli? Avrebbero avuto altri modi. Perché colpire in modo così spietato la popolazione civile? Che l'eccidio fosse una rappresaglia per il ferimento di qualche camerata, poi, è un'invenzione bella e buona. Dunque cosa spinse i comandi tedeschi a procedere? L'ipotesi più accreditata è che i tedeschi volessero fare «terra bruciata» per isolare i partigiani, terrorizzare la popolazione locale che avrebbe potuto dar loro aiuto e sostegno. Una pratica criminale e disumana che corrisponde alla agghiacciante logica nazista.

In questo nuovo libro su Sant'Anna di Stazzema Lorenzo Guadagnucci ha il merito di raccontare una drammatica pagina di storia con il rigore dello storico e del giornalista d'inchiesta, sposando un punto di vista particolarmente coinvolgente: quello di Alberto, che all'epoca aveva una decina di anni. Vide morire sua madre, nella strage della Vaccareccia, per le ferite subite e la mancanza di soccorsi immediati. Di lei gli rimasero solo una foto e una manciata di sfocati ricordi. Intorno un buco nero, come se la tela della memoria fosse bruciata in quel rogo appiccato dai nazisti dopo aver rinchiuso dentro persone innocenti. Un buco nero che avrebbe cominciato a riempirsi di volti, di voci, di storie, dei ricordi d'infanzia a Tonfano con Elena, coraggiosa madre single. La tela ha cominciato a ricomporsi solo quando è stato avviato il processo che nel 2005 ha portato alla condanna di dieci ex SS da parte del Tribunale militare di La Spezia. La sentenza è stata confermata in Appello e in Cassazione, ma non dalla magistratura tedesca che nel 2012 ha prosciolto gli otto nazisti ancora in vita. Poi la giustizia tedesca ha riaperto il caso e nel 2015 la procura di Amburgo ha archiviato il procedimento contro Gerhard Sommer, l'unico militare nazista responsabile della strage rimasto vivo. Unanimemente hanno sempre detto di aver eseguito un ordine. Come se fosse il loro dovere. Come se come soldati e come esseri umani non gli fosse nemmeno passato per la mente di ribellarsi all'ordine di compiere un'azione disumana e criminale.

Ed è questa interrogazione radicale sulla causa di tutto a rendere il libro di Lorenzo Guadagnucci particolarmente importante, perché non riguarda solo quel terribile eccidio, ma anche molti altri episodi della nostra storia. Un filo sotterraneo, infatti, lega le stragi nazifasciste con vicende di violenza criminale e gratuita come quelle che caratterizzarono i fatti di Genova del 2001. Nella scuola Diaz le forze dell'ordine picchiarono a sangue giovani che erano andati nella città del G8 per manifestare pacificamente. Il giornalista Lorenzo Guadagnucci era uno di loro e subisce ancora oggi le conseguenze delle torture subite. Lo ha scritto in un coraggioso libro testimonianza, Noi della Diaz, pubblicato da Terre di Mezzo come questo suo nuovo libro in cui presta la propria scrittura ad Alberto, suo padre, raccontandone in modo toccante la storia e indirettamente, proponendo di fare della memoria di quel che accadde a Sant'Anna di Stazzema un punto da cui ripartire per dare piena applicazione all'articolo 11 della Costituzione, "L'Italia ripudia la guerra", e per costruire una nuova cultura della non violenza.

Federico Sisti