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La recita del condannato

Con il voto di oggi Berlusconi ha perso anche quel briciolo di dignità che gli era rimasta. Stanno anche peggio i suoi servi, da lui traditi. [Fabio Luppino]

Fabio Luppino
mercoledì 2 ottobre 2013 17:42

La credibilità di Berlusconi dopo il voto di oggi è ben al di sotto dello zero. Ha messo in moto un'azione politico-parlamentare eversiva qualche giorno fa chiedendo le dimissioni in blocco di tutti i senatori e deputati Pdl, poi di tutti i ministri, ritirando ancora fino a ieri sera la fiducia al governo, giocando con la stabilità dell'Italia, la tenuta dei conti italiani, con gli interessi degli investitori in Borsa, grandi e piccoli, con la credibilità all'estero del nostro Paese spezzata, violentata, con la richiesta di una prova di forza degna di un caudillo sudamericano degli anni Settanta.

Una settimana d'inferno in cui solo la forza di chi oggi occupa i più alti ruoli istituzionali ha consentito al Paese di non barcollare e affondare. Il ritorno sui suoi passi rende ancora più evidente l'inconsistenza politica, morale, istituzionale di Silvio Berlusconi. Un uomo prigioniero dei suoi sbalzi di umore non può guidare un partito, tanto meno essere il leader di una coalizione. Il teatrale tentativo di tornare in gioco, reputando di poter essere ancora il burattinaio del suo partito potrebbe essere invece la sua sciagura politica, il capolinea visto che non si è messo nella gabbia della tigre a difendere fino alla fine un principio: perché in verità non c'era e non c'è alcun principio da difendere né sulla politica seguita dal governo sin qui, né sulle sue vicende personali in virtù delle quali è diventato ufficialmente da tempo un pregiudicato in attesa, tra l'altro, di altri processi con capi d'accusa pesantissimi.

Questi tre giorni hanno dimostrato una cosa: a Berlusconi non basta più pagare per essere il padrone. Così il partito non è. Quando, finalmente, Alfano ha tentato di ragionare come se fosse un partito vero, con una coerenza politica, capace di rispettare impegni assunti in un'altra svolta drammatica qualche mese fa davanti al Capo dello Stato, è finito il partito personale. Solo Alfano può rimettere in gioco Berlusconi dopo il voto di oggi, ma sarebbe la sua fine politica a 43 anni.

Indegni sono tutti i suoi servi, scodinzolanti fino all'ultimo secondo utile la loro fedeltà irrisa dalla scelta del capo che se n'è fregato della loro gratitudine, perché servi sono per lui e così sono stati trattati.

Nemmeno Letta nella sua coscienza può esultare. Sa chi sono gli alfieri della sua inedita maggioranza. Sacconi, Quagliariello, Cicchitto, Giovanardi... L'Italia civile non può dimenticare l'immondo spettacolo dato in Parlamento da Sacconi e Quagliariello in occasione della morte di Eluana Englaro. Nessuno deve dimenticare uno dei momenti più bui vissuti nell'aula del Senato. Letta sa questo e molto altro. Sa cosa deve fare per assolvere al compito che gli è stato dato dal Capo dello Stato. Sa che ha un termine, molto presumibilmente fissato prima della prossima estate, portando a casa però prima una manovra di stabilizzazione dei conti e una rispettabile legge elettorale. Sa tanto di prima repubblica, ma forse è meglio così: dopo quei primi quarant'anni in Italia è stato costruito ben poco.

Fabio Luppino

Commenti
  • Panda 02/10/2013 alle 20:17:37 rispondi
    Sì, quasi niente, cosette come il servizio sanitario nazionale, lo statuto dei lavoratori, la vituperata Cassa del Mezzogiorno (l'unico meccanismo che abbia mai realmente ridotto il divario nord-sud), le grandi nazionalizzazioni, la riforma della scuola...quisquilie. Ma grazie al cielo che oggi abbiamo invece la credibilità internazionale garantita da quel sant'uomo di Napolitano: prostriamoci a ringraziare per un altro -2% di PIL, con una bella bacchettata per aver sforato di ben lo 0,1% l'insensato limite del 3% di deficit. Pare sfuggire che, quali che ne siano le biasimevoli motivazioni, una sfiducia parlamentare è un atto assolutamente fisiologico in una democrazia; se siamo al punto che una simile evenienza ci farebbe "affondare" forse il problema non è B...

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