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La terra dei papi


Diritti e Rovesci

Il Vaticano, il caso Invalsi e quelle relazioni pericolose

I legami tra Chiesa cattolica e Istituto per la valutazione del sistema dell'istruzione al quale nel 2013 il governo italiano ha affidato il controllo dell'insegnamento.

Pietro Ratto
venerdì 26 aprile 2013 14:34

L'assoluta mancanza di laicità nella Scuola italiana è, tutto sommato, un problema recente. Se la Legge Casati del 1859 prevedeva l'obbligatorietà dell'Insegnamento della religione cattolica (Irc) solo per le prime due classi della scuola elementare, la successiva Riforma Coppino sminuiva l'importanza di tale disciplina rispetto a quella delle altre materie prevedendola solo per gli studenti i cui genitori ne avessero fatto esplicita richiesta. Il Regno d'Italia sopprimeva altresì le Scuole teologiche di Stato. Da quel momento, le uniche a formare i docenti di religione sarebbero state le scuole ecclesiastiche. Nel 1888 la commissione voluta da Boselli per riformare i programmi didattici, a proposito della religione cattolica così concludeva la sua indagine: «Lo Stato non può fare, né direttamente né indirettamente una professione di fede, che manchevole per alcuni, sarebbe soverchia per altri». L'Italia, insomma, voleva ad ogni costo mantenersi laica.
Nel 1923 la Riforma Gentile sanciva però l'obbligatorietà dell'insegnamento del cattolicesimo in tutto il ciclo elementare. La dicitura "ora di religione" nasceva poi dai Patti Lateranensi, che estendevano tale obbligo alle scuole medie e superiori. Solo nel 1984, con la Revisione del Concordato, fece il suo ingresso l'Attività alternativa all'ora di Religione (A.A), che sancì la fine dell'obbligatorietà dell'Irc. Gli insegnanti di A.A. si videro valutare il proprio servizio con punteggio pari a metà di quello riconosciuto ai colleghi, ma per il resto tale insegnamento venne a lungo equiparato a qualsiasi altro. Nel 1999 la Riforma Berlinguer introdusse l'Autonomia. L'Ordinanza relativa ai nuovi concorsi per insegnanti, però, sanciva improvvisamente la non computabilità degli anni di docenza di A.A. ai fini dell'ammissione ai corsi abilitanti. La valanga di ricorsi dei docenti interessati venne puntualmente respinta. Qualcosa stava cambiando di nuovo.

Con il decreto legge 258/1999 nasceva l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione (INValSI). Tale ente, la cui denominazione venne ufficializzata solo nel 2004, era il risultato della trasformazione del vecchio Centro europeo dell'educazione del 1974. Il cosiddetto INValSI doveva «valutare l'efficacia dell'istruzione e la soddisfazione dell'utenza e promuovere la cultura dell'autovalutazione». Alla presidenza dell'ente si susseguirono Visalberghi, Margiotta, Vertecchi, Trainito, Elias, Cipollone e l'attuale Sestito. Sequenza con tutto il sapore di un progressivo spostamento dell'INValSI da iniziali posizioni laiche (come quelle del primo presidente, Aldo Visalberghi, partigiano e socialista), ad ambienti sempre più vicini alla Cei e, contemporaneamente, ai grandi gruppi finanziari occidentali. E ciò parallelamente al continuo rafforzamento di questo Istituto nel corso negli anni.

Spicca in particolare la figura di Piero Cipollone, cugino dell'arcivescovo di Lanciano ed Ortona Emidio Cipollone nonché dirigente della Banca d'Italia e direttore esecutivo della World Bank. Anche Paolo Sestito, l'attuale Commissario straordinario, è un alto dirigente di Bankitalia, membro dell'Iza, gigantesco ente tedesco di ricerca sull'organizzazione del lavoro nell'economia globale il cui presidente, l'economista Klaus Zimmerman, è manco a dirlo consulente World Bank. Nel direttivo INValSI figura poi Elena Ugolini, ex preside del Polo di istruzione cattolico Malpighi di Bologna. Membro dell'Ufficio di presidenza di CL - a cui la sua famiglia ha dato grandi contributi, come nel caso di don Giancarlo Ugolini, padre del Meeting di CL, di cui ha altresì fondato la sezione di Rimini, o di Lella Ugolini, madrina della Fondazione Karis che gestisce le omonime scuole cattoliche - la Ugolini è da sempre impegnata in favore del finanziamento statale alle scuole private e risulta tra i firmatari del Manifesto sull'Educazione contro una «cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell'educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa». Sotto il ministro Moratti ha rivestito all'INValSI incarichi sempre più prestigiosi, diventando coordinatrice dei nuovi programmi per i licei al seguito della Gelmini e sottosegretario all'Istruzione sotto il ministro Profumo. Quest'ultimo d'altra parte, membro dei CdA di Unicredit, Pirelli e Telecom, è considerato molto vicino al cardinal Bagnasco, con cui nel giugno scorso ha siglato l'accordo Miur-Cei finalizzato a frenare l'emorragia di studenti che, sempre più numerosi, decidono di non avvalersi della religione cattolica a scuola. Accordo che, a detta di Bagnasco, «consolida ulteriormente l'armonioso inserimento dell'insegnamento della religione cattolica nei percorsi formativi della scuola italiana». Ma c'è di più.

L'INValSI, per le proprie "valutazioni", utilizza il sistema di test Timss e Pirls, enti di ricerca legati all'Iea, Ente internazionale per la valutazione del rendimento scolastico di Amsterdam che pilota gli Istituti di valutazione dei singoli Paesi dell'Eurozona omologandone programmi, metodologie e criteri in funzione delle esigenze della politica, dell'imprenditoria e della finanza europee e che, ciliegina sulla torta, è finanziato dal Boston College, di cui ben due membri (su sette) siedono nel proprio comitato esecutivo. E cos'è questo Boston College da cui tutto dipende? Niente meno che un'università cattolica, fondata dai gesuiti nel 1863, in prima linea nella diffusione del cristianesimo nell'istruzione giovanile. Nel cui direttivo, guarda caso, siedono importanti dirigenti Timss e Pirls. Il Boston - patrimonio da 1,9 miliardi di dollari e giro d'affari di 820 milioni, la più numerosa comunità di gesuiti al mondo, fiore all'occhiello del cardinale O'Malley, che annovera tra i suoi ex studenti politici del calibro di John Kerry, Tip O'Neill o del governatore del Connecticut Dannel P. Malloy - gestisce con l'Iea una fitta rete di alte personalità ed enti, collegati ai ministeri dell'Istruzione di molti Paesi del mondo, incaricati di realizzare a livello locale il modello educativo cattolico. Referente italiano dell'organizzazione è il dirigente INValSI Elisa Caponera. L'8 marzo 2013 il nostro governo ha improvvisamente approvato il Decreto sul sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione che affida all'INValSI il controllo totale dell'insegnamento scolastico pubblico. Se all'istituto, oltre al compito di coordinamento, toccherà sondare l'effettiva preparazione degli studenti italiani tramite somministrazione di test obbligatori, ruolo dell'Indire sarà provvedere all'aggiornamento dei docenti il cui lavoro sia risultato "inefficace". Il tutto con contorno di periodiche e intimidatorie visite di ispettori Miur atte a verificare l'effettiva efficienza dei docenti e la conformità dei loro programmi ai precisi dettami della didattica gesuitica.

Pietro Ratto
riduzione del saggio Una Chiesa a tutti i costi, 2013

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Commenti
  • samantha s. 26/04/2013 alle 19:59:12 rispondi
    Siete un po'ossessionati...
    Sul sistema di valutazione invalsi avrei abbondanti critiche da fare, ma, per la sua stessa rigidità, non si può negare che sia oggettivo e difficilmente strumentalizzabile; è ugualmente inesorabile per chiunque,religioso o laico.
    Non siate sempre così fissati!
  • Ella 27/04/2013 alle 10:48:17 rispondi
    Brava, Samantha. Hai brillantemente focalizzato il problema. Infatti il punto era che il test invalsi potesse discriminare i laici rispetto ai cattolici. In effetti è difficilmente strumentalizzabile se pensi che, semplicemente il test invalsi si ripropone di valutare la preparazione degli alunni, dunque delgi insegnanti, dunque implicitamente di dare un preciso indirizzo per i programmi. E come potremmo non sentirci tranquilli, protetti da qualunque tipo di parzialità e pregiudizio sapendo che il tutto è in mano a Santa Romana Chiesa che da sempre si distingue per la sua discrezione, l'oggettività, la totale mancanza di opportunismo e invadenza in qualunque ambito della società civile? Hai ragione, qui sono un po' fissati. In realtà siamo in una botte di ferro e dovremmo esultare all'idea che i parametri per valutare la preparazione dei docenti la stabilisca CL.
    Poi magari ci svegliamo anche, eh?
  • samantha s. 28/04/2013 alle 13:44:06 rispondi
    strumentalizzati i test
    quindi il timore è che esaminatori di matrice cattolica possano sostenere che 2+2 fa quattro per i cattolici, ma fa 5 per i non cattolici? Oppure che il complemento oggetto è indiretto per i cattolici e diretto per gli altri?
    Ma poi, come fanno gli esaminatori a capire che metro di giudizio applicare? Come distinguono gli esaminandi cattolici dagli altri?
    Forse voi, che siete così acuti nello scoprire tutti i trucchi della Chiesa, avete psicologi esperti di matematica e grammatica religiosamente manipolata e sapete quindi distinguere la confessione religiosa di chi ha compilato un questionario dalla grafi, o, che so, dalla spaziatura?
    E' vero, sono troppo ingenua per capire questi complessi scenari, meno male che mi illuminate voi che siete molti lucidi..
  • Enzo 28/04/2013 alle 14:07:47 rispondi
    Riproviamoci, con molta calma...
    No, non credo tu sia ingenua. Forse non hai capito che l'INValSI, tramite i suoi test, controllerà la "conformità" dei programmi didattici degli insegnanti statali nonché l'efficacia e l'efficienza del loro insegnamento, sguinzagliando ispettori in tutte le scuole e lasciando all'Indire il compito di "riaggiornare" in modo coatto i docenti "non efficienti" o "non conformi".
    Detto questo, come se non bastasse l'evidente violazione della cosiddetta "libertà di insegnamento" prevista dalla Costituzione, va considerato che questo controllo verrà esercitato da un istituto gestito da CL e finanziato dai Gesuiti.
    E' più chiaro così? Reputi tutto normale? Continui a considerare fissati coloro che ne stanno parlando con una certa qual "preoccupazione"?
  • Pietro 28/04/2013 alle 14:46:35 rispondi
    Sestito: sostiuire l'Esami di Stato con la prova INValSI !!
    "Sarebbe un errore fare delle prove Invalsi una prova ulteriore che si aggiunge alle altre, come a suo tempo fatto nell'esame conclusivo del I ciclo. Credo sia preferibile ripensare il senso complessivo e la struttura dell'esame finale del secondo ciclo e una data ragionevole per intervenire in proposito potrebbe essere il 2015, anno in cui giungerà a maturazione la riforma del II ciclo d'istruzione"
    P. Sestito, Il Sussidiario, 27 aprile 2013

    vedi nota 4 del Saggio P. Ratto, Una Chiesa a tutti i costi, IN-CONTRO/STORIA, 2013 => http://www.incontrostoria.it/Chiesa2.htm#_ftnref4
  • Ella 28/04/2013 alle 15:35:15 rispondi
    Ce la puoi fare
    Coraggio, se ti impegni ce la puoi fare, Samantha. Non si sta sostenendo che con i test invalsi si discrimini chi non è cattolico ma che semplicemente il mondo cattolico indichi, attraverso i test invalsi, i programmi da svolgere. Capisci? Se nel test si fanno domande riguardo certi argomenti gli insegnanti li priviligeranno rispetto ad altri, dovranno farlo. E in questo modo CL e compagnia bella ha uno strumento perchè autori, filosofi, fasi storiche non gradite vengano "saltati" mentre altri vengano "approfonditi". Ma tu l'articolo l'hai letto, sì?
  • AnonimoLuigi Gino Bonometti 28/04/2013 alle 17:35:35 rispondi
    Finché avremo Politici che sentono la necessità di baciare la sacra pantofola per evere dei voti politici, non ci sarà mai uno Stato Laico, come dovrebbe essere.Il privato se vuole gestirsi deve usare mezzi propri.
  • samantha s. 29/04/2013 alle 01:41:16 rispondi
    Sì, ho letto l'articolo, ma ho letto anche i test e numerose pubblicazioni di invalsi, perchè mio figlio l'utilizza, purtroppo, come sistema di autovalutazione.
    Io lo trovo pessimo, perchè, pur valutando correttamente la capacità di reazione d ragionamento in determinati schemi mentali necessari per applicare con efficacia le competenze di matematica e grammatica, non lascia nessuno spazio all'approfondimento personale e alla gestione autonoma delle competenze tramite la creazione di dinamiche di pensiero endogene.
    Così mio figlio si accontenta del fatto di riuscire a risolvere brillantemente quei test e minimizza la necessità dell'approfondimento di altre materie, in cui giocano. l'interpretazione e l'elaborazione delle nozioni
    Ma proprio per questo, e per il fatto che tratta argomenti oggettivi ed inopinabili quali la grammatica e la matematica e d allarga gli orizzonti tutt'al più alla comprensione dei testi (da un punto di vista meramente stilistico)non può influire sui programmi scolastici in modo da modificarne l'orientamento "ideologico"(passatemi il termine).
    Sono anche convinta che l'invalsi sia un'istituzione creata con il puro scopo di creare posizioni di potere da cui magiare, sono d'accordo che, tra gli altri interessati, ce ne sia una buona fascia legata a quegli ambienti ecclesiastici che sono sempre in prima fila quando c'è da spartirsi benefici ( e il fatto che all'interno della chiesa ci siano da sempre numerosi avvoltoi non cambia la natura della Chiesa come detentrice di un messaggio di verità e bontà, ma questo è argomento da trattare altrove), ma questo articolo mi sembra comunque un'arrampicata sui vetri, un acrobatico esercizio di dietrologia senza sostanza, proprio perchè la gestione della programmazione delle materie di cui si occupa non influisce sul pensiero, anzi rende completamente sterile l'insegnamento di materie da cui, per trarre valori educativi generali, ossia di disciplina procedurale e mentale, bisogna già essere insegnanti eccellenti.
    In pratica, l'invalsi riduce la missione educativa dell'insegnamento ad una semplice trasmissione di nozioni, come è caratteristica del periodo Gelmini al Ministero dell'istruzione.
    Funziona un po' come questo blog: estrapola informazioni e le propina senza avere la minima intuizione del contesto di fondo; nel caso di invalsi e dell'istruzione, la cultura, nel caso di cronache laiche e di religione, la fede
  • Anonimo 29/04/2013 alle 09:27:21 rispondi
    Se tutti credono di avere diritto di misurare e valutare gli altri, giudicandoli e prevedendo sanzioni e premi, non soltanto questi immorali dovrebbero fare un bel tuffo nella pedagogia (oltre che nella loro coscienza, se ne hanno una), ma a questo punto dovrebbero anche accettare l'idea che un tipo come me possa anche testare loro, i preti, la loro dottrina, e il loro comportamento che dovrebbe essere coerente con ciò che vanno predicando, anche e soprattutto in àmbiti a loro estranei e laici. E non so proprio se papi, pretacci e vescovi supererebbero i miei test. Come diceva quel loro detto? Quello della trave nell'occhio..? Vadano a zappare la terra, invece di indottrinare e rubare soldi a chi si spacca la schiena! Glielo dò io l'8x1000 a queste sanguisughe!
  • Enzo 29/04/2013 alle 15:36:51 rispondi
    Pazienza, Samantha
    Non ti preoccupare, Samantha; non ci arrivi, non è colpa tua.

    Come spiegarti che la gestione della programmazione didattica influisce eccome sul pensiero dei giovani e, quindi, su quella cultura che tu ti arroghi il diritto di non riconoscere in chi ha scritto l'articolo, accusando di intenti dietrologici chi nemmeno conosci? Come spiegarti che, al contrario di quanto credi (tu e milioni di altri come te), l'autentica fede non esclude, anzi implica necessariamente, una mentalità eminentemente laica che - a differenza della presunzione di possesso della verità, così tipica dell'approccio confessionale - si traduce in null'altro che nell'autentico rispetto per tutti?
  • Serlino 30/04/2013 alle 10:58:05 rispondi
    abbiate pazienza voi...
    Cara Samantha, i nostri laicisti dallo sguardo invetriato non arrivano a capire...
    Come esponenti di ogni sottocultura che non si possa rispettare, essi non afferrano il concetto che gli altri hanno diritto per reciprocità e simmetria a posizioni analoghe alle loro.
    Se loro rigettano i cattolici anche quando la materia sia strettamente oggettiva, io, da cattolico, rivendico il diritto che miei "oppositori", laicisti, o peggio, massoni, svegli che siano, oppure in sonno, di loggia coperta o scoperta che sia, non possano manipolare materia intellettuale che possa influire su mio figlio.
    Sulla "libertà di insegnamento" avrei da raccontare l'esperienza di mio figlio, diplomatosi in Usa.
    Senza esami di Stato...
    Sulla base del totale dei credits maturati, durante l'ultimo anno SULLA BASE DI PROVE OGGETTIVE E UGUALI, A VALUTAZIONE NAZIONALE, SU TUTTO IL TERRITORIO USA, ci si presenta alla festa del Diploma.
    ...alla faccia di tutti i bizantinismi simil-notarili degli esami di stato, dei quali ho esperienza pluriennale come commissario d'esami.
    Concludo: In Italia dovrebbero esserci scuole cattoliche per le famiglie cattoliche che le vogliono, scuole laiciste per le equivalenti famiglie laiciste, scuole ebraiche, O musulmane, per chi le vuole, eccetera eccetera.
    Tutte assistite dallo Stato, tutte in concorrenza fra di loro, tutte rispettose le une delle altre.
    Con grande RISPARMIO per il pubblico erario.
    ...Per il massimo di libertà sul piano ideale e per il massimo di risparmio di spesa sul piano concreto...

  • Carlo 01/05/2013 alle 21:30:09 rispondi
    No, dai. Allora a questo punto sospetto fortemente che la vostra sia una forma di "volontariato" coordinata dal parroco di zona.
    "...Scuole laiciste per le equivalenti famiglie laiciste, scuole ebraiche, o musulmane, per chi le vuole, eccetera eccetera"... Come se i "laicisti" (?) fossero una religione alternativa o necessariamente fossero tutti atei.. D'accordo, la Fede è cieca, ma qui l'ignoranza reggiunge livelli apocalittici, e la cecità è letteralmente senza speranza!

    Decisamente parlare con voi è tempo sprecato.
    Ed io non ne ho proprio più a disposizione, da buttare via così.
    Buon Paradiso
  • Ella 01/05/2013 alle 23:19:08 rispondi
    Scusa, Serlino, dove sarebbe il risparmio per l'erario se tutte queste belle scuoline religiose nella tua idea dovrebbero essere "assistite dallo Stato"? E inoltre, perchè mai - davvero mi sembra incredibile - lo stato dovrebbe farsi carico di istituire scuole cattoliche o musulmane e via dicendo? Possibile che la religione debba infilarsi nelle scuole? Quello che non capisco è perchè mai la famiglia cattolica debba sentire la necessità di una scuola cattolica, per quello basta che mandino i figli in Chiesa, all'oratorio, a catechismo, in seminario! Quoto Carlo, in tutto e per tutto
  • Anonimo 02/05/2013 alle 15:26:10 rispondi
    le scuole paritarie cattoliche e non costano molto meno delle scuole statali, che sprecano soldi a gogo con rendimento molto spesso inferiore alle scuole paritarie.
    La sola scuola di stato è dei regimi totalitari, lo stato non è ne padre ne padrone, ma dovrebbe fornire supporto affinché il cittadino possa costruire la scuola gestita da genitori ed insegnanti, come ad esempio lo è in Inghilterra, dove lo stato fornisce alle scuole un contributo unico per ogni studente e le scuole cattoliche e non sono gestite da insegnanti e genitori, o da collegi gestiti da ordini religiosi anche non cattolici.
    Ma l'Italia ha vissuto una scuola di ispirazione totalitaria, con l'unica esperienza delle scuole paritarie pubbliche frequentate da centinaia di bambini.
    queste scuole danno speranza che si possa uscire da un regime statale di gestione della scuola segno di grande spreco di risorse e scarsi profitti.
    le famiglie che mandano alle scuole paritarie pagano le tasse come tutti e non è ne comprensibile ne giusto che debbano pagare ulteriormente per mandare i figli a scuola.
    Le paritarie devono avere per ogni bambino gli stessi soldi che lo stato versa per un alunno delle statali, diversamente si crea una profonda ingiustizia che va avanti da anni, questi cittadini dovrebbero detrarre i costi che sostengono per i loro figli dalle tasse, per non pagare due volte.
    max 20
  • Anonimo 02/05/2013 alle 20:04:14 rispondi
    invalsi
    Il problema è che le prove invalsi sono gestite da una parte della società civile(la parte cattolica) non dalle varie componenti che la costituiscono. Quindi è una questione di democrazia e non mi sembra una questione di poco conto.
  • samantha s. 04/05/2013 alle 14:04:50 rispondi
    Ma come hai ragione!
    Enzo, non potrei essere più d'accordo con te su quanto affermi in queste righe: "l'autentica fede non esclude, anzi implica necessariamente, una mentalità eminentemente laica che - a differenza della presunzione di possesso della verità, - si traduce in null'altro che nell'autentico rispetto per tutti?". Infatti, mi batto, per esempio, per l'abolizione del Concordato, giusto per dirne una, e per una netta separazione tra ciò che è di ambito religioso (di qualunque confessione) e ciò che è civile, ppartendo dal presupposto che, nel rispetto del diritto di ciascuno di professare il proprio culto ove ciò non contrasti con le leggi dell Stato, la legislazione DEVE fondarsi su valori civili uguali per tutti.
    La mia presunzione di possesso di verità sta nella mia Fede in Dio e in quanto proclamato dalla dottrina cattolica, che non mi ha mai costretta, in coscienza, ad assumere decisioni contrarie ai valori civili.
    Per il resto, sono ABBASTANZA certa di non sbagliare accusando di dietrologia chi scrive su questa testata, visto che la caratteristica di una gran parte di vostri articoli non parte da un fatto per analizzarlo e trarne conclusioni, ma parte dalla conclusione che la Chiesa Cattolica sia tutto ciò che dite e si arrampica a cercarne o costruirne le "prove", ma sono consapevole di alcune bellissime eccezioni e di numerosi articoli di grande valore culturale, anche tra quelli fortemente anticlericali. In particolare, l'ipotesi di dietrologia si basa sullo stile dell'articolo "il tale è parente del tal altro e la famiglia di quello proviene da quell'ambito"(come se non ci fossero, tra l'altro, feroci divergenze di opinione in seno alle famiglie stesse) e dall'insistenza sulla terribile influenza sulle PROGRAMMAZIONE scolastica da parte di un istituto di VALUTAZIONE. Ma siccome, appunto, non ci arrivo, dimmelo tu dove tratta di programmazione! http://www.invalsi.it/invalsi/index.php
    Poi, sempre perchè non ci arrivo, spiegami anche secondo quale scuola di pensiero applicate il "rispetto per tutti" da te auspicato.
  • samantha s. 04/05/2013 alle 14:13:33 rispondi
    A Carlo e a Serlino:
    Carlo, non dare del "voi" a Serlino e a me! Siamo d'accordo su molti punti, siamo credenti, raziocinanti e vi seguiamo fedelmente, ma ciascuno parla per sè. L'idea delle scuole parificate per ciascuna religione mi sembra semplicemente ovvia, a livello di auspicabilità, da parte di un onesto cattolico; sul fatto che sia realizzabile, non so esprimermi, ma credo che lo sarebbe.
    Però io penso che dovrebbero essere una minoranza e che la scuola pubblica, LAICA, dovrebbe continuare a prevalere, prevedendo, per esempio, invece dell'ora di religione, l'insegnamento dei valori civili nella storia e una conoscenza almeno accennata dei punti cardini delle varie religioni o anche delle correnti di pensiero che assumono il valore di ideologie (per esempio gli animalisti o i vegani che vivono queste dimensioni in maniera totale), oltre a massmediologia e critica dei messaggi.
    Questo per avere menti libere! Libere di credere o di non credere, rispettandosi e sapendo in cosa si scegli e di credere o meno.
    Così chi parla parlerebbe con cognizione di causa o verrebbe più facilmente smascherato nelle amibuità e manipolazioni comunicative.
    Amen
  • Carlo 04/05/2013 alle 19:18:37 rispondi
    Ecco, su questo siamo d'accordo, Samantha.
    Ti sei mai chiesta perché mai il cosiddetto insegnamento della Religione conservi ancora la rigida dicitura "IRC" (Insegnamento della Religione Cattolica)? Ti sei mai chiesta perché mai agli alunni risulti impossibile imbattersi in un insegnante di Religione (anche tra quelli che si sforzano di insegnare i principi relativi a tutte le confessioni), che non sia cattolico, e che quindi non possa in alcun modo risultare obiettivo ed imparziale? Ti sei mai chiesta perché, in un Paese che si dice laico, i docenti di religione cattolica vengano formati e selezionati dalle Curie (tra l'altro con graduatorie secretate, di cui non sono a conoscenza nemmeno i docenti interessati), ma vengano poi assunti dallo Stato e pagati con le tasse di tutti (atei, buddisti, musulmani, ebrei, ecc)?
    Anch'io, da tanti anni, lotto per una scuola che insegni a pensare con la propria testa e che formi persone tanto libere quanto consapevoli dei propri doveri civili e morali. E anch'io, come te, sono cristiano.
    Per questo motivo sono laico; per questo motivo questa scuola e questo Stato non mi piacciono per niente.
  • serlino 06/05/2013 alle 17:53:40 rispondi
    Carlo sospetta e non vuole essere sospettato...
    @carlo,
    se ti senti autorizzato a sospettare dei cattolici, ricorda che anche loro hanno lo stesso diritto a sospettare dei laicisti, in specie di quelli con lo sguardo invetriato...
    Buon paradiso anche a te.
  • serlino 06/05/2013 alle 18:53:51 rispondi
    pluralismo: è un bene da difendere.
    Cara Samantha e cari laici di opinione avversa.
    Con Samantha mi sembra di capire che condividiamo la fede, ma certamente abbiamo legittime benefiche opinioni diverse su una quantità di questioni altre.
    Premetto che sono un insegnante con una notevole esperienza di esami di Stato.
    Mi pare di aver già detto che mio figlio si è diplomato in California senza esami con la somma di credits accumulati nell'anno scolastico. Periodicamente facevano dei tests organizzati a livello nazionale, spediti il giorno dell'esame e corretti immediatamente. Ciò significa:
    1) che si ottiene una fotografia perfetta dell'apprendimento su scala nazionale, con relative aree di carenza e di eccellenza.
    2) che si possono effettuare con immediatezza operazioni di feed back.
    3) che gli esami di stato sono perfettamente inutili e molto meno oggettivi dei tests.
    4) che a fine anno si possa procedere direttamente alla festa del diploma.
    In Italia c'è un farraginoso e costoso sistema,notarile in modo pacchiano, che occulta la situazione reale di apprendimento, con prove e risultati spesso ai limiti della falsità.
    In funzione della libertà di insegnamento, i programmi spesso vengono amputati gravemente, con danni micidiali sugli alunni.
    In Italia la scuola è organizzata intorno agli interessi degli insegnanti, in Usa la scuola mette al centro gli alunni.
    Alcune domande:
    Quante scuole usano i laboratori scientifici in Italia?
    E' libertà di insegnamento, per esempio, sostituirli con appunti dettati dall'insegnante o con verbose ed estenuanti lezioni?
    Esiste una diffusissima deleteria concezione "depositaria" del sapere fra gli insegnanti italiani in virtù della quale gli insegnanti sono "liberi" di depositare il frutto delle proprie digestioni culturali nella mente dell'alunno, che per questa via viene educato alla passività e all'appassimento della propria capacità critica.
    Per motivi ovvi gli alunni odiano questo tipo di lezioni e reagiscono d'istinto rifiutando per tutta la vita di leggere, per esempio, la Divina Commedia, oppure un libro di matematica.
    Dare la possibilità di scegliere la scuola al genitore, significa anche spingere verso una concorrenza di scuole di pensiero diverso.
    La nostra scuola dimostra di avere un papà sovietico statalizzante-laicizzante e una mamma cattolica che cerca un compromesso sulla materia religiosa: la libertà educativa dei genitori, l'efficienza nei risultati...non erano categorie mentali nei cervelli ideologizzati dei "padri" costituenti...
    Il nuovo sistema funzionerebbe in questo modo.
    Se lo stato, ad esempio, spende 1 miliardo di euro per un milione di alunni, vuol dire che per ogni alunno spende 1.000 euro.
    A ogni genitore viene assegnato, quindi, un buono da mille euro che verrà dato da lui alla scuola che lo stesso sceglierà per il figlio. Scuole più sensibili abbandoneranno il sistema dei costosi libri di testo per alternativi manuali dati in uso e ritirati alla fine di ogni anno (da notare che questo sistema viene usato anche nelle High school in Usa...). Altre si doteranno di laboratori scientifici funzionanti, altre faranno perno sulle nuove tecnologie....
    E infine meglio, secondo me, una scuola dichiaratamente cattolica, o ebrea, piuttosto che una scuola statalizzata, generalizzata, ipocritamente supposta laica...
    E' ovvio che a fine anno TUTTE le scuole devono raggiungere un equivalente risultato di apprendimento nelle abilità fondamentali.
    I cattolici non abbiamo paura della democrazia, dello sviluppo della capacità critica, della ricerca dell'efficienza.
    E i laicisti?
  • Enzo 06/05/2013 alle 19:52:48 rispondi
    "Laicista" ???
    A prescindere dal fatto che le cifre sono ben altre rispetto a quelle che tu utilizzi a titolo di esempio, Serlino, la questione non è SEMPRE COME AL SOLITO solo un problema di soldi. Siamo ormai abituati a considerare tutto solo dal punto di vista economico e così, nello specifico di questo problema, non riusciamo nemmeno a capire che ghettizzare i nostri ragazzi in scuole di diverso orientamento religioso (e magari politico) serve solo a procedere in direzione nettamente contraria rispetto a qualsiasi tipo di evoluzione. Equivale a creare muri sempre più elevati, equivale a distruggere definitivamente qualsiasi forma di dialogo e di comprensione reciproca. Mi chiedo davvero come possa un collega, un insegnante come te, ragionare in questo modo. Mi chiedo quali valori possano venir trasmessi ai giovani con questa mentalità, con questo dar per scontato che una coscienza laica sia per forza ipocrita. Hai presente cosa significa il rispetto per la cultura e i valori altrui? Hai mai pensato che se fossi nato in Siria saresti quasi sicuraemte musulmano, e quindi aderiresti con grande fede ad una religione che invece, con il tuo modo di pensare, tendi ad isolare o comunque a tener ben separata dalla tua? Non ti rendi conto di quanto sei lontano da un mondo in cui le culture e le religioni sono strettamente a contatto l'una con l'altra e debbono imparare a convivere?
    Ma che paura avete di discutere e confrontarvi con chi crede in maniera diversa dalla vostra? Quanto è debole, appiccicata con lo sputo, la vostra fede?
  • Serlino 09/05/2013 alle 16:41:15 rispondi
    pluralismo. un bene da d i f e n d e re....
    Caro enzo,
    Moltiplicare gli errori non avvicina alla verità...
    Vediamo di correggerne alcuni:
    Tu dici:
    "ghettizzare i nostri ragazzi in scuole di diverso orientamento religioso (e magari politico) serve solo a procedere in direzione nettamente contraria rispetto a qualsiasi tipo di evoluzione.
    Rispondo:
    scuole scelte dai genitori, e liberamente, non possono MAI essere un ghetto. Il ghetto è, al contrario, la materializzazione della coercizione, come tu ben sai.
    Il resto della tua frase è ambiguo ed opinabile e può essere riferityo con certezza solo a te.
    e ancora tu dici: (La libera scelta della scuola)
    "Equivale a creare muri sempre più elevati, equivale a distruggere definitivamente qualsiasi forma di dialogo e di comprensione reciproca."
    Io rispondo:
    Avere una identità culturale non è un dato negativo, è anzi la base per ogni benefico dialogo interculturale. E' pacchiano errore interculturale pensare che amputare la propria identità culturale possa portare a dialogo e comprensione reciproca, come dici tu: comprensione reciproca di che cosa....?
    Scrivi ancora, incalzandomi:
    "Hai presente cosa significa il rispetto per la cultura e i valori altrui?"
    Rispondo: certo che lo so, e bene anche, tanto di averlo espresso in premessa al mio primo commento:
    così scrivevo, infatti:
    "Tutte assistite dallo Stato, tutte in concorrenza fra di loro, tutte rispettose le une delle altre."
    Ribadisco ora:..." tutte rispettose le une delle altre."
    Rispettose, caro Enzo, rispettosissime le une delle altre...capisci l'italiano?
    E ancora scrivi:
    " Hai mai pensato che se fossi nato in Siria saresti quasi sicuramente musulmano, e quindi aderiresti con grande fede ad una religione che invece, con il tuo modo di pensare, tendi ad isolare o comunque a tener ben separata dalla tua?"
    Rispondo:
    A parte il fatto che in Siria esistono comunità cristiane (e al momento attuale molto perseguitate) e quindi il tuo ragionamento è posto su basi false, commetti sempre l'errore di non capire il fondamento di ogni corretto modo di intendere l'interculturalità.
    Sulla mia, da te presunta, tendenza all'isolamento e alla separatezza, ti sbagli di grosso, e mentre tu non rinunci a un grammo dei tuoi errori laicisti per dialogare con me cattolico...
    Dovrei io, invece, fare quello che predichi tu praticando nel frattempo così male?
    Rifletti infine sul fatto che gli USA hanno scienziati Nobel con scuole diversificate, liberamente scelte e in concorrenza, e l'Italia, invece, NO...
  • Enzo 10/05/2013 alle 19:29:41 rispondi
    Sei messo male, Serlino.
    "comprensione reciproca di che cosa....?" (!)
    "In Siria ci sono comunità cristiane" Quindi non vuoi capire.. Se fossi nato in una di quelle "non cristiane"?
    E perché mai, per avere una tua identità, devi isolarti ed isolare i tuoi figli da quelle diverse dalla tua?
    Non mi spreco oltre. Cullati nei tuoi pregiudizi.
    L'ignoranza peggiore è quella di chi non vuole nemmeno ascoltare.
    E il mio tempo, per star dietro alle tue insulsaggini, è davvero troppo prezioso.
  • Anonimo 11/05/2013 alle 19:34:38 rispondi
    Enzo risponde a se stesso, che inventa...
    caro Enzo,
    scrivi:
    "E perché mai, per avere una tua identità, devi isolarti ed isolare i tuoi figli da quelle diverse dalla tua?"
    Rispondo;
    soffri di traveggole croniche: avere un'identità chiara non significa in nessun modo ISOLARSI. Significa chiarezza nel dialogo, casomai.
      E io non ho mai espresso preferenze per l'isolamento. E mai praticato in tal senso.
    Metti un pò di collirio sull'occhio laicisticamente invetriato che ti ritrovi...e ci vedrai meglio...
    Se metti in bocca al tuo interlocutore cose inventate da te ne fai di strada nei ragionamenti...
  • gian_d 15/09/2013 alle 01:13:03 rispondi
    L'articolo suona tanto di DAMS (Dietrologia
    Applicata ai Massimi Sistemi).
    Per il resto mi limito a ritenere che un sistema di valutazione appiattito sui risultati generici di un test "universale" e "istantaneo" che tecnicamente non discerne
    1) la storia del percorso formativo dei discenti
    2) il contesto socio-culturale di estrazione dei discenti
    3) il gap tecnologico-culturale esistente nel territorio e nel gulag degli ordinamenti scolastici
    è solo un minestrone caotico di verdure taroccate
  • Claudio 18/10/2013 alle 17:02:38 rispondi
    Tu invece con questo intervento ricordi molto un IDIOT (Illuso Da un'Informazione Oscurantista e Truccata)

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