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Ragione e Pregiudizio

"Aborto" post-nascita: quando la bioetica diventa un boomerang

La tesi agghiacciante che legittima l'omicidio del neonato paragonandolo all'interruzione di gravidanza torna dopo un anno. Con la sponsorizzazione della Consulta di Bioetica.

Paolo Izzo
giovedì 17 gennaio 2013 10:52

Un anno fa la stampa liquidò in fretta un articolo del Journal of Medical Ethics intitolato "Aborto post-nascita: perché il bambino dovrebbe vivere?", a firma di due bioeticisti italiani che lavorano in Australia, secondo i quali, visto che l'aborto è consentito, dovrebbe essere eticamente possibile anche sopprimere un neonato. Ecco che invece i due studiosi ritornano: in questi giorni, infatti, sono in tournée per le università italiane (Milano, Torino, Forlì, Roma, Napoli), addirittura sponsorizzati dalla Consulta di Bioetica (sic!), per riproporre la loro agghiacciante tesi: cioè, mettere sullo stesso piano feto e neonato, aborto e infanticidio.

Non è strano che, oggi come allora, gli unici a occuparsi della vicenda siano i "vescovi" di Avvenire. Perché, a guardare bene, quella tesi è assolutamente speculare e complice del pensiero di chi vede embrioni, zigoti, feti come esseri umani a tutti gli effetti. E quindi "crede" e sostiene che l'aborto è un omicidio e le donne che vi ricorrono delle assassine. I due poli apparentemente opposti di Ragione e Fede, vanno in realtà a braccetto, quando si tratta di negare la trasformazione totale che avviene alla nascita. Tra i pochissimi a scontrarsi da sempre con questo duopolio razional-religioso sull'essere umano resta lo psichiatra Massimo Fagioli, che la trasformazione della nascita l'ha teorizzata e che, già un anno fa, ebbe a dire sulla vicenda: «La negazione della nascita umana è un pensiero criminale».

Paolo Izzo

[Aggiornamento del 20 gennaio 2013]
Il 19 gennaio la Consulta di Bioetica ha commentato questo articolo con un comunicato stampa, a firma del suo presidente Maurizio Mori, dal titolo "Laici e riflessione accademica sull'aborto post-nascita - Precisazioni contro il pressapochismo pretestuoso di laici poco accorti circa la riflessione accademica sull'aborto post-nascita". Riportiamo la replica dell'autore e della direzione su quanto sostenuto dalla Consulta.


Non era evidentemente mia intenzione dare all'espressione "sponsorizzati dalla Consulta di Bioetica" un significato commerciale. Bensì - dato l'argomento - etico, cioè nella sua accezione di partecipazione e supporto alla diffusione.
Paolo Izzo

Gli articoli di Virginia Romano e Paolo Izzo sono la testimonianza che Cronache Laiche non "soffre" della sindrome del pensiero unico e che è una testata capace di ospitare, laicamente, opinioni differenti.
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Commenti
  • bruno vergani 20/01/2013 alle 17:27:00 rispondi
    Bene il confronto dialettico, ma perché avvenga è preferibile non si ripartisca il pensiero in scomparti, "sfere" e campi, che dividono il soggetto in sacro e profano: infallibile quando indossa le vesti dello scienziato-sacerdote e predica dentro la cattedrale del mondo accademico, poi - uscito dall'aula magna - ridiventa cittadino imputabile.
    Mi riferisco al passaggio del comunicato stampa:

    «. sostanziale distinzione tra iniziative attuate da professori e studiosi in quanto accademici impegnati nella ricerca scientifica e quelle sviluppate dagli stessi in quanto cittadini impegnati sul piano della politica culturale.»

    Una apologia dello scienziato-sacerdote, che avverto poco laica.

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