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L'invenzione del Natale e la festa del Sole

A Roma era il Sol Invictus, altrove la nascita di Mitra, Horus, El Gabal o Helios: così si festeggiava il solstizio d'inverno prima che la Chiesa ci mettesse il suo marchio.

Cecilia M. Calamani
giovedì 24 dicembre 2015 18:21

Una rappresentazione del Sol Invictus
Una rappresentazione del Sol Invictus

A eccezione del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno, ricorrenze laiche per eccellenza, le festività del calendario sono tutte religiose. Molte lo sono diventate nel corso dei secoli, quando il cristianesimo prima e la Chiesa cattolica poi si sono appropriati di antiche feste e riti pagani come strumento per sradicare i culti politeisti preesistenti, evangelizzare le popolazioni, uniformare ed estendere il proprio potere. Il Natale non fa eccezione, perché deriva dalla celebrazione del solstizio d'inverno, oggi convenzionalmente fissato il 21 dicembre. Il solstizio è il momento dell'anno cui corrisponde, a causa della posizione che il sole assume rispetto al piano equatoriale, la notte più lunga e il giorno più corto. Questo fenomeno nell'antichità veniva interpretato in chiave religiosa: il Sole, giunto al minimo della sua potenza, sembrava improvvisamente rinascere, riconquistava le tenebre e diventava invincibile. Ed ecco che in quei giorni i Romani festeggiavano il Sol invictus (Sole invincibile, appunto), gli Egiziani la nascita di Horus, gli Indopersiani quella di Mitra, i Siriani quella di El  Gabal, i Greci quella di Helios. Ma l'elenco delle divinità celebrate nel mondo durante il solstizio d'inverno è lunghissimo, a indicare come il culto del dio Sole fosse radicato in tutte le civiltà.

Fu Aureliano il primo imperatore romano a istituire ufficialmente il 25 dicembre la festa del Sol Invictus, nel 274. Costantino poi, nel 330, trasformò la ricorrenza in celebrazione cristiana facendovi coincidere la nascita di Cristo, fino ad allora festeggiata in date diverse a seconda del luogo (ma più diffusamente il 6 gennaio, giorno dedicato in seguito all'Epifania). E fu sempre Costantino a cambiare nome all'ultimo giorno della settimana, che da dies solis (giorno del Sole, significato che ancora rimane nell'inglese sunday e nel tedesco sonntag) diventò dies domini (giorno del Signore).

Nonostante l'ufficializzazione della data di nascita di Cristo, il culto del dio Sole rimase ben radicato persino nelle popolazioni cristiane. Così scriveva nel 460 papa Leone Magno: «E' così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana». Ci vollero la soppressione del culto di Mitra, le persecuzioni dei riti politeisti e i decreti di Giustiniano sulla chiusura dei tempi pagani per far sì che il Natale si affermasse lentamente - e per editto - come  festa cristiana in tutto l'Impero.

Cecilia M. Calamani

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