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Il doping e le regole uguali per tutti

Come ebbe a dire lo scomparso ciclista Marco Pantani, le regole antidoping devono valere per tutti. Perché lo sport sia sempre sinonimo di lealtà.

Cagliostro
martedì 28 agosto 2012 00:01

Alla fine è stata fatta chiarezza: l'Usada (Agenzia antidoping Usa) ha radiato a vita dall'attività agonistica il ciclista Lance Armstrong (ora attivo nel mountain-biking e nel thriatlon) privandolo dei sette Tour de France vinti dal 1999 al 2006. L'Usada ha le prove che il sangue del corridore americano fosse contaminato da eritropoietina (più comunemente detta Epo), testosterone, corticosteroidi ed autotrasfusioni.
Alle considerazioni dell'Usada si sono aggiunte quelle della Wada, l'Agenzia mondiale antidoping. Il Presidente della Wada John Fahey ha detto: «Armstrong aveva il diritto di contestare le accuse e ha scelto di non farlo. Il rifiuto significa che le accuse hanno consistenza. In base alle regole, ora possono essere imposte le sanzioni del caso».

Il corridore americano era sempre stato al centro di sospetti legati al doping ma - anche per essersi ripreso da una forma tumorale ai testicoli - era stato spesso "santificato".
Nel 2004 il libro "L.A Confidential: Les secrets de Lance Armstrong" lo accusa di fare uso di Epo. L'anno dopo l'Equipe gli chiede di permettere che i campioni di sangue del '99 ancora disponibili siano nuovamente controllati: Lance si rifiuta. Ora la "palla" passa all'Uci (Unione ciclistica internazionale) che dovrà decidere se fare propria la decisione dell'Usada e privare ufficialmente dei Tour conquistati dal 1999 al 2006: in questo modo il nostro Ivan Basso diventerebbe vincitore del Tour del 2005.
A prescindere della riassegnazione del Tour del 2005 al nostro ciclista italiano, la decisione della Usada fa chiarezza su un aspetto controverso del ciclismo internazionale di quel periodo stabilendo che Armstrong ha vinto dal 1999 al 2006 con l'aiuto di sostanza dopanti.
Bisogna ricordare che Armstrong ha vinto dal 1999 al 2004 sotto i colori della U.S. Postal Service (il servizio postale americano di proprietà dell'amministrazione americana) mentre successivamente è passato - pur rimanendo nella stessa squadra - sotto i colori della Discovery Channel: insomma Armstrong aveva il "merito" economico di portare ricchi sponsor americani al Tour e di far conoscere la competizione francese anche oltreoceano (con tutte le conseguenze positive per gli altri sponsor).

Sicuramente il nostro Marco Pantani non aveva queste possibilità potendo contare sul sostegno solo della pur ottima Mercatone Uno e quindi non aveva il peso economico del corridore americano. La direzione del Tour de France arrivò addirittura a non invitare Pantani dalla competizione del 2001.
La carriera agonistica di Armstrong - compagno di pedalate del Presidente Usa George W. Bush - non può essere separata da quella del corridore romagnolo e di certo tra i due non correva buon sangue.
Nella tappa del Mont Ventoux del Tour del 2000, il corridore americano definì "elefantino" il nostro Pantani affermando di avergli lasciato la vittoria di tappa: ora l'Usada ha stabilito che in quel Tour Armstrong aveva fatto uso di dopanti. Sebbene sia stata fatta verità restano ancora molte ombre di cui dovrà far chiarezza soprattutto l'Uci.

Come è stato possibile infatti che Pantani sia stato trovato - al Giro d'Italia del 1999 - con un tasso di ematocrito superiore alla norma nonostante delle controanalisi effettuate da Pantani lo stesso giorno (5 giugno 1999) ad Imola in un laboratorio accreditato dalla Unione Ciclistica Internazionale avessero rivelato che i suoi valori erano nella norma?
Allo stesso modo com'è stato possibile che Armstrong non fosse stato mai trovato positivo all'antidoping durante sette Tour vinti dal 1999 al 2006 quando l'Usada (agenzia Usa antidoping) e la Wada (agenzia mondiale antidoping) hanno stabilito che il suo sangue era pieno di epo, testosterone e corticosteroidi?
L'Usada - nero su bianco - accusa proprio l'Unione Ciclistica Internazionale di aver coperto un test del corridore americano effettuato al Giro di Svizzera 2001 in cui sarebbero emerse tracce di epo: test che - a detta della Usada - sarebbe stato coperto proprio dalla Uci. Anche a causa di questo comportamento l'Usada si rifiutò di passare il caso all'Uci così come era stato richiesto dai legali di Armstrong.

Pantani è morto il 14 febbraio del 2004 schiacciato da una depressione causata dalle accuse infamanti lanciate dai media e dal mondo del ciclismo: l'autopsia stabilì che non aveva fatto mai uso di sostanze dopanti.
Armstrong è vivo ed è protagonista della cronaca rosa per le sue relazioni con Kate Hudson, Ashley Olsen e Sheryl Crow.
Per amore del ciclismo e della memoria del grande corridore romagnolo (che ha pagato sin troppo) sarebbe bene che tutta la verità torni a galla: il compito spetta alle autorità della Unione Ciclistica Internazionale. Risultano ancora attuali le parole che Marco Pantani scrisse - poco prima di morire - sul suo passaporto: «Ma la mia storia spero che sia di esempio agli altri sport che le regole sì, ma devono essere uguali per tutti».

Cagliostro

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