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Nel nome del Padre

Il peccato originale: una colpa indispensabile

La trasmissione del peccato originale è, per la Chiesa cattolica, un mistero incomprensibile. Sul quale tuttavia si fondano non poche delle sue dottrine.

Walter Peruzzi
venerdì 17 agosto 2012 21:34

«Nel progetto di Dio l'uomo non avrebbe dovuto né soffrire né morire», spiega il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica (2005). Ma «l'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, disobbedendoGli, ha voluto diventare come Dio». Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia.
In conseguenza del peccato originale la natura umana è ferita nelle sue forze naturali, è sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte, ed è incline al peccato. Tale inclinazione è chiamata concupiscenza, e trova espressione per antonomasia nelle "tentazioni della carne".
Ma conseguenze del peccato originale sono anche le guerre, il dolore, le disuguaglianze sociali e di genere - che rendono la vita una valle di lacrime - e la dannazione eterna.

Il peccato originale è però, per la dottrina cattolica, anche una felix culpa perché «per riconciliare con sé tutti gli uomini votati alla morte a causa del peccato, Dio ha preso l'iniziativa amorevole di mandare suo Figlio», che «ha liberamente offerto la sua vita in sacrificio espiatorio, cioè ha riparato le nostre colpe con la piena obbedienza del suo amore fino alla morte» (Ibid.). In altre parole, senza il peccato originale non sarebbero state necessarie l'incarnazione e la morte di Gesù «per noi uomini e per la nostra Salvezza» (Credo). Non ci sarebbe stato quindi bisogno della Chiesa per riavvicinare l'uomo a Dio e guidarlo alla salvezza eterna: «Se non si capisce più che l'uomo è in uno stato di alienazione non solo economica e sociale - dunque un'alienazione non risolvibile con i suoi soli sforzi», spiega Ratzinger nel Rapporto sulla fede del 1985, «non si capisce più la necessità del Cristo redentore. Tutta la struttura della fede è così minacciata».

Questo rende anche esplicito il motivo per cui la Chiesa diffidi dell'evoluzionismo e di ogni teoria in cui si parla di "liberazione" dell'uomo come processo autonomo che parte dall'uomo stesso, anziché come redenzione "donatagli" dall'esterno. E tuttavia, nel Rapporto, Ratzinger si mostra anche consapevole di una difficoltà affrontata, senza esito, da molti teologi, compreso Tommaso d'Aquino: come è possibile che tutti gli uomini e le donne portino una colpa mai commessa e ne subiscano le conseguenze? Non sarebbe iniquo, da parte di Dio, far ricadere le colpe dei padri sui figli?
Ratzinger non sa rispondere, se non mettendo anche questo in conto al peccato: «se non siamo in grado di penetrare sino in fondo realtà e conseguenze del peccato originale, è proprio perché esso esiste, perché lo sfasamento è ontologico, sbilancia, confonde in noi la logica della natura, ci impedisce di capire come una colpa all'origine della storia possa coinvolgere in una situazione di peccato comune».
Insomma, noi siamo stati resi così deboli e corrotti da un peccato mai commesso, da non riuscire neppure a capire perché esso abbia potuto corromperci. E la Chiesa stessa ha rinunciato a ogni tentativo di spiegare il peccato originale ammettendo, nel Catechismo della Chiesa cattolica (1992) e nel successivo Compendio, che «la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno».

In realtà ad essere incomprensibile, ossia incompatibile con l'idea di Dio come essere infinitamente giusto, è proprio l'assunto che egli abbia fatto ricadere le colpe dei padri sui figli; abbia condannato, per colpa di Adamo alle più grandi sventure in questa vita e alla morte eterna uomini e donne innocenti; abbia ancor più gravemente colpite e assoggettate all'uomo le donne, per colpa di Eva, che avrebbe sedotto Adamo, benché nulla abbiano da spartire con lei.
Anche l'incarnazione e la morte del Figlio, presentata come esempio dell'amore di Dio, appare una dubbia messa in scena resa necessaria non per riparare al peccato dell'umanità ma per mettere una pezza alla decisione dispotica e ingiusta, capricciosa e malvagia, di un Dio che condanna, in questa vita e nell'altra, un'umanità innocente.
Solo in virtù di tale ingiustizia originaria Dio può elargire la "salvezza" come "grazia" e diventa indispensabile la mediazione di una Chiesa che, attraverso il battesimo, gli altri sacramenti, le indulgenze e le assoluzioni, distribuisce grazia e salvezza all'umanità "sofferente" e "peccatrice", acquisendo così un enorme potere su di essa. Ma condannare degli innocenti per colpe commesse dai padri è immorale, come lo è una religione che si fonda su tale mito e che propone, anche attraverso il dogma del peccato originale, la stessa immagine vendicativa e dispotica di Dio presente in tutta la Bibbia.

Walter Peruzzi

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Commenti
  • Anonimo 18/08/2012 alle 08:42:03 rispondi
    Questo rende anche esplicito il motivo per cui la Chiesa diffidi dell'evoluzionismo e di ogni teoria in cui si parla di "liberazione" dell'uomo come processo autonomo che parte dall'uomo stesso, anziché come redenzione "donatagli" dall'esterno

    Non solo. E' difficile inserire nel processo evolutivo la coppia primigenia, che pure deve essere esistita realmente, per commettere il peccato originale. Se Adamo ed Eva venissero interpretate come fgure mitologiche sarebbe impossibile attribuire a loro un peccato. I personaggi mitologici non peccano, solo gli uomini in carne ed ossa possono farlo. Non a caso cattolici tradizionalisti come De Matteis e Fanzaga (in questo molto più coerenti degli altri) sono perfettamente convinti del'esistenza reale e storica di Adamo ed Eva. Solo che non sanno dire quando sono vissuti. Tra l'uomo di Neanderthal e l'homo sapiens? Seimila anni fa? E' ovvio che l'evolusione è un pugno in faccia per loro.
  • Anonimo 18/08/2012 alle 12:01:39 rispondi
    Il peccato originale consiste nel fatto di abboccare all'idea di considerare Dio come un ostacolo alla nostra felicità e alla nostra piena autorealizzazione.La Chiesa esisterebbe comunque...in quanto il motivo per cui la Chiesa(comunità di seguaci di Gesu' Cristo) esiste è proprio per riportare l'uomo a Dio stabilendo una relazione significativa con Lui...se non ci fosse stato il peccato riginale...la Chiesa sarebbe stata composta da tutti gli uomini invece che fda una minoranza.
  • Anonimo 18/08/2012 alle 22:41:56 rispondi
    peccato originale
    la scelta di adamo ed eva di sperimentare il male ha corrotto l'umanità stessa e la creazione messa a loro disposizione perché la governassero.
    L'esperienza del male è il rifiuto di dio che ancora oggi nella sua libertà può compiere.
    Ancor oggi l'uomo pur di non riconoscersi creatura preferisce inventarsi di essere evoluto dalla scimmia. Mi sembra poco ragionevole e abbastanza squallido. Mi chiedo anche come mai in questo numero impressionante di anni, qualche altra scimmia non sia evoluta. si sa che scientificamente un fenomeno per essere credibile deve potersi ripetere più volte per questa mancanza è poco credibile e oggi la scienza più conosce e più riconosce che l'universo e ogni cosa è creata .La creazione continua ognuno di noi non è padrone della propria vita non può aggiungere neppure un istante, non ci ricordiamo ogni istante di respirare se la vita anche funzionale dipendesse solo da noi non ci saremmo più.
    A me sembra così amorevole e ragionevole che dio che tanto ci ama sia intervenuto direttamente per restituirci attraverso la redenzione cio che la nostra umanità ha perso con il peccato originale e ci ama talmente tanto che ci ha creati liberi anche di rifiutarlo, ma questa vita ciè data per essere redenti.
    I guai sono dentro al male che uno compie come un bambino a cui si dice di non mangiare tutto il vasetto altrimenti gli viene il mal di pancia, ma il bimbo nella sua libertà se lo mangia e puntualmente gli viene il mal di pancia e se la prende con chi ha fatto la marmellata ma il male sta già dentro al suo gesto
    Così il male proviene dal cuore dell'uomo che finisce con dar retta sempre a satana che gli propone il male come fatto affascinante e la prima grande vittoria del maligno è far credere che lui non esige
    La vita è una grande avventura e credere che sia eterna la rende ancora più affascinante e affidarsi a chi ti ha e ti crea continuamente è una scelta razionale
    vic
  • Walter Peruzzi 19/08/2012 alle 00:14:57 rispondi
    l'ingiustizia originaria
    Perfino la Chiesa deve ormai ammettere (catechismo 1992) che è un mistero (cioè razionalmente non si spiega) come possa essere messo in conto a ciascuno di noi un peccato che nessuno di noi ha commesso. Come si debba poi venire "redenti" da una colpa che non abbiamo e che ingiustamente dio ci ha attribuito, è del tutto cervellotico.
    Ma per vic, forse complice il caldo, va bene così. Contento lui...
  • Anonimo 19/08/2012 alle 16:43:11 rispondi
    l'origine e la razionalità
    certo che è un mistero come la vita che non ci siamo dati. ma in adamo ed eva c'era l'origina di ogni uomo e attraverso l'esperienza del male il rifiuto di dio che loro liberamente hanno commesso, hanno corrotto tutta l'umanità e la creazione per esserci restituita era necessaria un'altra azione di dio
    e dio ha scelto quella della redenzione a cui ognuno di noi sceglie liberamente di partecipare o no. é solo questione di fede. ogni giorno compiamo atti di fede anche semplici come credere che il pane che acquistiamo sia fatto bene dal panettiere o nel macellaio che ci garantisce la provenienza della carne.
    Perché allora non credere nel creatore nella sua misteriosa presenza mi sembra una bella scommessa c'è in gioco la vita eterna non quattro bazzecole.
    Non farla mi sembra temerario cancellarsi la possibilità della vita eterna nella sua pienezza ma rischiare la dannazione eterna, mi sembra molto temerario e poco razionale
  • Anonimo 20/08/2012 alle 07:16:02 rispondi
    Di tutti gli argomenti che si possono addurre per giustificare il credere in dio la "scommessa" (pascaliana) mi sembra il meno convincente. Infatti non si può credere per convenienza ma solo per convinzione. Sarebbe gradita a dio una fede basata sull'opportunismo e l'ipocrisia?
    A parte questo, si potrebbe anche aggiungere che la scommessa ha senso se la partita non è truccata.Ma in realtà il nostro destino è già segnato. Se saremo salvati o dannati è già stato deciso, ancor prima che noi nascessimo.Possiamo fare tutto quello che ci pare, ma non cambierà di una virgola ciò che è già presente nella mente di dio.
  • Ciammy80 20/08/2012 alle 08:00:06 rispondi
    C'è un errore di ordine metodologico in questa ricostruzione...
    ...l'errore riguarda la conoscenza della dottrina cattolica ed è il seguente:

    se dal punto di vista ontologico e logico è il peccato originale a giustificare la redenzione ad opera di Gesù, dal punto di vista della deduzione di fede, è la rivelazione di Gesù a giustificare il peccato originale.

    Mi spiego meglio. Tutta la teoria del peccato originale non è una giustificazione di Gesù e della sua venuta, morte e risurrezione; al contrario, è proprio il "fatto" della rivelazione di Gesù che porta i credenti cristiani a parlare di peccato originale.
    Infatti, Gesù è venuto a salvare tutti: di conseguenza, tutti eravamo "colpevoli". Poi, come riuscire a spiegare con la nostra ragione tutti gli aspetti di questa verità, è un vero problema. Da qui il riconoscere che si tratta di un mistero, cioè accessibile ma non nella sua totalità.

    Detto in altre parole, la fede cristiana si fonda su un fatto (accettabile o meno): la venuta, morte e risurrezione di Gesù. Il resto è una conseguenza, non viceversa.

    Questo giusto per fare chiarezza di ordine logico. Rimane naturalmente la libertà di tutti di aderire o meno a tale "verità"
  • Walter Peruzzi 20/08/2012 alle 10:27:31 rispondi
    verità di fede
    Tale "verità" (Gesù ci ha redenti, quindi esiste il peccato originale) è tanto stringente e fondata quanto la persuasione che "né di venere né di marte, né si sposa né si parte" con due differenze: a) la seconda è una innocua superstizione, la prima una dottrina ingiusta che tradisce la mavagità di dio (anzi della religione che lo propaganda); b) nessuno si sogna di imporre come verità di fede le superstrizioni popolari mentre la fede cattolica purtroppo si(per molti secoli, con la violenza e con i roghi).

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