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Nel nome del Padre

Chi è il più ateo del reame?

Usciti i dati dell'Istituto Gallup sull'Indice globale sulla religiosità e sull'ateismo. Con molte conferme e qualche sorpresa, anche riguardo all'Italia.

Gaëlle Courtens
giovedì 9 agosto 2012 15:37

I più religiosi al mondo sono i ghanesi, i più atei i cinesi. Lo rivela l'ultimo studio dell'autorevole Istituto statunitense Gallup sull'Indice globale sulla religiosità e sull'ateismo reso pubblico ieri.
I dati, naturalmente da prendere con le dovute cautele, sono il risultato delle percezioni soggettive di complessivamente poco meno di 52mila donne e uomini intervistati in 57 paesi del mondo. Alla domanda "A prescindere dal fatto se frequenta o meno un luogo di culto, come si definirebbe: una persona religiosa, non religiosa, o un ateo convinto?", a livello globale il 59% ha risposto di considerarsi credente, il 23% non credente, e il 13% convintamente ateo.

Lo scopo della ricerca è quello di scrutare il sentimento religioso delle varie popolazioni, pertanto nulla viene detto sul tipo di fede cui si riferiscono gli intervistati. Ma la fotografia resa dal survey della Gallup permette di capire i trend mondiali riferiti alla maggiore o minore disaffezione delle persone rispetto al religioso. E così - per esempio - si scopre che dal 2005 c'è stato un calo considerevole del sentimento religioso in Vietnam (-23%), in Irlanda (-22%), in Francia e in Svizzera (-21%), in Sud Africa (-19%) o in Islanda (-17%); mentre l'ateismo in questi 8 anni ha fatto un balzo notevole in Francia (+15%), nella Repubblica ceca (+10%) e in Giappone (+8%). In aumento anche in Italia con un +2% che si dichiara convintamente ateo.

Incrociando i dati con la situazione economica delle singole persone si giunge alla seguente costatazione: tendenzialmente più si è ricchi, meno ci si definisce come religiosi. Un'equazione piuttosto scontata che attraversa tutte le società prese in esame. Lo stesso paradigma si verifica anche tra i singoli paesi più o meno emergenti. In quelli in via di sviluppo spiccano le percentuali di chi si autodefinisce religioso. Ma andiamo per ordine: il Ghana, con il 96% di credenti, si aggiudica il primo posto nella classifica. Segue la Nigeria (93%), l'Armenia (92%), le isole Fiji (92%), e via via a scendere la Macedonia, la Romania, l'Iraq, il Kenya, il Perù, e il Brasile. Interessante il caso della Turchia dove il sentimento religioso arriva a soli 23%.
I paesi con la maggiore presenza atea sono la Cina con il 47% di persone che si definiscono tali, a seguire il Giappone (31%), la Repubblica ceca (30%), la Francia (29%), la Corea del Sud e la Germania (15%), i Paesi Bassi (14%), e ex aequo, con il 10% della popolazione, l'Austria, l'Islanda, l'Australia e l'Irlanda (quest'ultima che, con sole 49 persone su 100 che si definiscono religiose, si vede sfatare il mito di nazione cattolica). E l'Italia? Sul fronte dell'indice globale sulla religiosità si posiziona al 25esimo posto con il 73% di persone che si dicono credenti, mentre - e qui c'è la vera sorpresa - è il nono paese al mondo, insieme al Belgio e alla Svezia, per numero di atei convinti, vale a dire l'8% della popolazione complessiva.

Gaëlle Courtens

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Commenti
  • Xsara 10/08/2012 alle 01:38:26 rispondi
    Comment? Y a-t-il une différence entre un athée convaincu et un croyant?
    Je ne le savais pas... :)
  • Gabriella Bernardini 10/08/2012 alle 10:09:00 rispondi
    Sentimento religioso/ateismo.
    Come si sa, nei sondaggi spesso si risponde quello che si crede l'intervistatore voglia sentire.
    In aggiunta volano un po' di bugie.
    Per mia conoscenza i non praticanti/non credenti/atei più o meno convinti sono in Italia moooolti di più di quanto viene affermato.
    La maggior parte della gente che conosco io va (poco) in chiesa solo per farsi vedere o per le "cerimonie" varie.
    Da quanto vedo la religione, escluso l'obbligo per i figli piccoli, non fa veramente parte della normale vita, specie nelle città più grandi. La religiosità apparente cammina di pari passo con l'abbassarsi della grandezza del proprio paese e del proprio livello conomico, come indicato nella ricerca, ergo, se si è "impegnati a vivere" non si ha tempo per la religione...
  • Metralo 10/08/2012 alle 11:24:10 rispondi
    Salve Sig.ra Bernardini,

    è vero che si tratta solo di un sondaggio statistico, su un campione e non sulla totalità delle persone, e che quindi i risultati vadano considerati "col beneficio del dubbio" in entrambi i sensi... ma da quì a dire che gli intervistati mentano/omettano deliberatamente sulle risposte ce ne corre;

    detto ciò, io non so quanti e quali cattolici conosce/frequenta, e in che misura, non so nemmeno se lei stessa è Cattolica, nè cosa si aspetta che un cattolico faccia/dica/pensi; ma da cattolico, e frequentatore di cattolici (e non solo) le posso dire che la fede e la preghiera sono una questione molto personale, e ogniuno la vive in un modo del tutto personale, per cui uno che va in Chiesa, che so, una volta al mese, non è detto che sia meno credente di chi ci va tre volte al giorno.

    Sulla frase 'se si è "impegnati a vivere" non si ha tempo per la religione... '

    direi che è più corretto dire:

    'chi crede riesce a vivere PIENAMENTE, riuscendo a trovare anche un pò di tempo per il suo lato spirituale'

    Saluti.
  • edw 10/08/2012 alle 11:43:54 rispondi
    @ Metralo
    direi che è più corretto dire:
    "si può vivere pienamente e trovare tempo per la spiritualità che si creda o no"
  • Metralo 10/08/2012 alle 12:05:27 rispondi
    Si, ha ragione sig. Edw, la penso anch'io come lei;

    in realtà nel commento precedente, poiché si discuteva su chi è credente, avevo limitato il discorso parlando solo relativamente a chi è credente.

    Saluti.
  • ALFR. 21/08/2012 alle 19:17:47 rispondi
    IO CREDO CHE VIVERE SENZA SEGUIRE GLI INSEGNAMENTI DI CRISTO, NON E' VIVERE, MA UN TIRARE A CAMPARE SENZA SENSO
  • edw 21/08/2012 alle 21:41:27 rispondi
    @ ALFR
    si può benissimo dare una direzione alla propria vita anche senza credere, né in Cristo né altri. Dipende da noi.
  • don rino 22/08/2012 alle 14:22:11 rispondi
    Mi dispiace moltissimo dirlo,ma i più atei del reame sono: il primo il papa,in secondo i cardinali in terzo i vescovo e poi i preti.purtroppo dico questo semplicemente perchè è vero...atei veri ma credenti sono invece gli atei non preti.
  • Kelja.RUS 26/08/2012 alle 17:09:23 rispondi
    @Alfr: ci sono persone che non hanno bisogno di credere in dogmi per dare un senso alla propria vita, o addirittura per vivere.
    Pensa un po', a me è la tua religione che sembra priva di senso.
  • alf. 31/08/2012 alle 19:55:06 rispondi
    Kelja: ti consiglio di fare un pellegrinaggio in qualche Santuario Mariano e in un reparto di Ematologia infantile, e poi ne riparliamo, vedrai che tutte le tue certezze di questa vita improntata sul materialismo, si sgretoleranno.
  • Panda 31/08/2012 alle 20:44:50 rispondi
    Cero alf., io ho frequentato per mesi un ambulatorio di oncologia e ho poi assistito fino all'ultimo respiro un malato terminale: il mio ateismo (che ovviamente non implica affatto il materialismo, che è anzi di per sé un'ennesima metafisica) ne è uscito, se possibile, rafforzato.
  • Anonimo 31/08/2012 alle 20:52:38 rispondi
    Salve Sig. Panda,

    ma il punto non è essere lì fisicamente, ma col cuore, che son due cose ben diverse.
  • Panda 31/08/2012 alle 21:44:59 rispondi
    Ed esattamente, caro anonimo, cosa la fa sentire autorizzato a sostenere che io lì col cuore ad assistere mia madre non c'ero? Pretende di vedere in interiore homine?
  • edw 05/09/2012 alle 15:49:28 rispondi
    @ ALF
    Dove sta scritto che di fronte alla sofferenza si diventa necessariamente credenti? Ognuno trae le proprie personali conseguenze da ciò che vive e vede. Ognuno è fatto a suo modo, non c'è una regola.

    @ anonimo
    sarei curioso anch'io di sapere in virtù di cosa ha voluto specificare che bisogna esserci col cuore e non di sola presenza, proprio quando è stato un non credente a raccontare la propria esperienza (mentre sull'intervento di ALF non ha avuto nulla da aggiungere): non penserà che rimanere non credenti significhi necessariamente non aver dato abbastanza spazio al sentimento umano?

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