Globalist:
stop
martedì 5 agosto 2014 12:28
Bilanciare l'esercito dei volontari armati con uno, molto più consistente, di volontari disarmati, permetterebbe di gestire i conflitti senza rischi per la democrazia.


Cosa succede in città

Gli interessi della Chiesa nella Taranto avvelenata

A gestire la vertenza Ilva di Taranto si autocandida la chiesa locale, l'unico soggetto che ha sempre coltivato ottimi rapporti con l'industria e gli operai.

Giuseppe Ancona
martedì 31 luglio 2012 20:20

Sono quasi cinquant'anni che a Taranto esiste il quarto centro siderurgico nazionale, nato verso la fine degli anni 60 a ridosso della città al posto di ulivi secolari, masserie, pascoli e macchia mediterranea occupando un'estensione pari al doppio di quella della città. Inizialmente di proprietà statale (Italsider) l'industria è passata in mano privata dal 1995 (Ilva s.p.a.) con l'industriale genovese Emilio Riva.
Oltre dodicimila sono attualmente i dipendenti, più qualche migliaio nell'indotto. Prima di arrivare al sequestro penale degli impianti e agli arresti domiciliari per i vertici dell'azienda, con accuse che vanno da disastro colposo ad avvelenamento e diversi reati ambientali, ci sono voluti anni di denunce da parte degli ambientalisti e allarmi statistici forniti da medici e operatori sanitari, tutti però inascoltati dai poteri forti della città, partiti e chiesa locale inclusi.
Ora interviene la procura che con perizie e indagini protrattesi per anni, accusa l'industria siderurgica tarantina di emettere veleni e di aver cagionato - solo negli anni di osservazione dal 1998 al 2010 - 386 decessi (30 per anno), pari all'1.4% della mortalità totale, e inoltre 237 casi di tumore maligno (18 casi per anno), 247 eventi coronarici (19 per anno), 937 ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie (74 per anno), in gran parte nella popolazione di età pediatrica.

Sempre che non si arrivi da un momento all'altro ad una soluzione alternativa, politica o giudiziaria o dettata dalla "ragione di Stato", i custodi nominati dal Tribunale dovranno quindi procedere all'arresto del ciclo di produzione a caldo attraverso complicate procedure che potrebbero durare mesi.
In questi giorni il problema occupazionale e ambientale è ovviamente al centro del dibattito tra i partiti, le istituzioni, i lavoratori a rischio di perdita del posto, l'opinione pubblica e infine, non ultima, la chiesa tarantina.
Si discute se l'Ilva dovrà essere ridimensionata o addirittura chiusa. Ci si interroga sul futuro dei dodicimila dipendenti e con quali soldi si dovrà bonificare o riqualificare l'area.
La comunità cittadina sembra a un passo dalla spaccatura e dallo scontro urbano nelle strade, tra chi vuole il lavoro e chi vuole la salute. E chi invece cerca una soluzione che salvi tutto, ma che nessuno sa quale possa essere.

In questo conflitto chi riesce abilmente a porsi in equilibrio tra le opposte ragioni è la curia tarantina. L'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, sulla strada del ritorno per l'emergenza da un soggiorno in Brasile, entra nella disputa pronunciando parole come "cautela", "attenzione al lavoro e alla salute", "siano tutti responsabili: politici, magistrati, industriali e media". Insomma, una parola per tutti, pacata ma autorevole, come si addice a un arcivescovo.
E dopo aver prontamente incassato la citazione e benedizione della città fatta dal papa durante l'Angelus, giunta ancor prima dell'appello a "scelte responsabili" fatto del presidente della Repubblica Napolitano, l'arcivescovo annuncia da parte sua "veglie notturne e sostegno spirituale ai tarantini"; ma c'è da stare certi che ben altro sarà il suo ruolo nella partita appena aperta.
Infatti quella dell'arcivescovo si presenta come una vera e propria autocandidatura a mediatore - apparentemente super partes - resa credibile e possibile dal fatto che nel corso degli anni, nell'indifferenza o incapacità di altre istituzioni o soggetti, la chiesa locale è riuscita effettivamente a porsi come valido interlocutore sia dei lavoratori che dell'industria.
E c'è da credere che realmente ora farà di tutto per far prevalere le ragioni e gli interessi di entrambi i soggetti, che ora coincidono nella sopravvivenza a ogni costo del colosso siderurgico, l'unico modo per salvaguardare da un lato i capitali investiti e i futuri profitti e dall'altro i posti di lavoro.

Il rapporto privilegiato tra potere industriale e potere ecclesiastico tarantino risale alla nascita stessa del colosso industriale e trova la sua consacrazione solenne in un evento ancora ricordato in città: la messa celebrata da papa Paolo VI, nella notte di Natale del 1968, tra gli operai nei capannoni del nuovo stabilimento.
Da allora le reciproche attenzioni tra industria e chiesa si sono consolidate, passando dalle elargizioni del centro siderurgico a favore delle parrocchie, specie quelle radicate nei quartieri operai, fino alla disponibilità della dirigenza alle segnalazioni che arrivavano dalle parrocchie stesse ai tempi delle assunzioni di nuovi dipendenti; non si deve poi tralasciare la concomitante opera di radicamento della chiesa nel tessuto sociale dei quartieri operai, sempre attraverso le proprie parrocchie, che ha impedito, di fatto, la affermazione di altre organizzazioni sia politiche che sindacali, potenzialmente in conflitto con gli interessi dell'Industria.
Il controllo ecclesiastico sul territorio sin dagli anni 80 ha quindi di fatto condotto alla situazione attuale in cui nei quartieri a maggior densità operaia le uniche istituzioni attive sono quelle che fanno capo alla chiesa come oratori, parrocchie, centri Caritas, circoli culturali e ricreativi.
E di questa presenza amica e fidata il colosso industriale non può che essere felice. Non a caso il cappellano interno allo stabilimento Ilva è stato per anni anche parroco di una delle due chiese di Tamburi, il principale quartiere operaio.

Chi altri, quindi, potrebbe ora far valere il proprio peso in un ipotetico tavolo delle trattative con le istituzioni, il governo nazionale o la procura quale portavoce dei cittadini operai, se non la chiesa tarantina? Di certo non i sindacati o altre associazioni.
E chi, nello stesso tempo può vantare consolidati ed eccellenti rapporti con l'industria? Sempre la chiesa, di certo non la politica o i media, troppo spesso assenti e poco affidabili.

I giocatori quindi sono scesi in campo, e tra questi la chiesa tarantina, che oltre a rivestire due ruoli, vorrebbe fare anche da arbitro.

Giuseppe Ancona


Home

Commenti
  • Anonimo 14/08/2012 alle 15:47:46 rispondi
    sociale
    E' già esistita una forza che per una società nuova, ha chiuso tutte le chiese, anzi alcune le ha distrutte, ha ammazzato milioni di cristiani, ha tolto ogni forma di religione, ha creato enormi fabbriche altamente inquinanti, ha cercate di aggregare il sociale forzandone la sua costituzione, questa forma sociale è fallita e si chiama comunismo, quello cinese sopravvive perché si è capitalizzato.
    L'aggregazione della chiesa avviene dal cuore e dalla fede ed è inconcepibile per chi la osserva dall'esterno e vorrebbe svuotarne i valori fondanti cercando di darne un unica lettura sociopolitica, ne esce un giudizio scorretto, perché
      non coglie la parte meno visibile la fede che anche gli uomini operai hanno e si aggregano in nome di qualcuno più grande.
    l'inquinamento che produce l'IlVA non è in alcun modo responsabilità della chiesa. Poi bisogna capire se questo giudice conosca bene le questioni tecniche che ci sono in gioco.
    Quello di aggregare alcuni mali a forme ritenute dagli ambientalisti altamente inquinati, si sono poi rivelate dalle verifiche scientifiche completamente errate.
    Ad esempio la grande lotta fatta per le antenne della radio vaticana, che di fatto con tutte le verifiche scientifiche effettuate hanno dimostrato la loro estraneità a ogni forma di inquinamento
    vic
  • Anonimo 15/08/2012 alle 12:39:13 rispondi
    Assunzioni all'ILVA
    Le parrocchie di Taranto hanno soppiantato i sindacati per crearsi spazio e visibilità favorendo le assunzioni dei "poveri cristi" all'ILVA, senza garanzie per la loro salute.L'ILVA compiacente a sua volta ringraziava.L'importante è nutrire lo spirito, la speranza e la disperazione! Saliremo tutti in cielo grazie al cancro che il buon Dio ci regalerà.Sia fatta la sua volontà!
  • Anonimo 15/08/2012 alle 15:05:56 rispondi
    si fa svelto a sparar cazzate, le parrocchie esistevano prima dell'ilva e come mai molti dipendenti sono cgl fiom, non certo parrocchiani.
    Voi avete solo pregiudizi quando non avete argomentazioni serie sparate accuse senza fondamento, intanto fa lo stesso. ma non è così vallo a dire a chi ci lavora dentro
    vic
  • MP 17/08/2012 alle 00:42:01 rispondi
    Scusate signori potreste gentilmente firmare i vostri messaggi anche con uno pseudonimo, inoltre evitiamo di usare parolacce.

    La chiesa ha tutto il diritto di andare dove sono le sue pecorelle, tuttavia se quanto citato in questo articolo è vero avrebbe buona parte nella colpa di quanto successo. La chiesa sarà libera di intervenire nei bisogni spirituali degli operai ma la salute è uno dei bisogni materiali che va tutelato dagli esperti.
    Nei sindacati e nelle ditte che si occupano di sicurezza sul lavoro ci sono esperti e figure professionali in grado di difendere gli operai dal punto di vista della sicurezza sul lavoro. Se la chiesa tramite i sui parroci si è sostituita all'attività di questi professionisti ha fatto un grave sbaglio.
    Vi posso assicurare per esperienza professionale che mantenere alta l'attenzione sulla tematica della sicurezza sul lavoro è difficile, anche se si è in un laboratorio con solo 30 persone e sono tutti chimici esperti.
    Quindi non oso immaginare cosa sia successo all'ILVA con migliaia di dipendenti molti dei quali con un basso livello di istruzione.
    Per arrivare al livello dell'ILVA vuol dire che molti hanno taciuto e il personale competente è stato messo a tacere, visto già dal 2003 qualche volta si sentiva a lezione dai docenti di chimica analitica dell'Università di Bari parlare dei rilievi all'ILVA.
  • Concetta Fallucca 23/08/2012 alle 11:31:59 rispondi
    Il ruolo della Chiesa nel caso Ilva
    E così, la Chiesa, rappresentata dalla parrocchia locale e dall'arcivescovo in persona, vogliono farsi portavoce e ambasciatori della vicenda, come intermediari tra due parti ben distinte, l'industria e i cittadini di Taranto che non lavorano nell'industria. Si, perchè, l'operaio, vuole poter continuare a lavorare e nel frattempo godere di buona salute per farlo, per cui alcuni concordano con il proseguimento della produzione ed altri con il fermo posto dalla magistratura. Io credo, che ci sia poco da mediare, quando si arriva a dichiarare il sequestro di uno stabilimento imponente per problemi creati alla salute pubblica. Quello che occorre, per il benessere di tutti, è la messa in sicurezza degli impianti; la loro sostituzione ed innovazione con impianti a norma che rendono molto di più e inquinano molto meno, come in Germania. Se la bonifica; la costruzione di depuratori e termovalorizzatori può essere eseguita senza dover necessariamente chiudere i forni, ma tenerli accesi al minimo possibile per evitare una loro chiusura definitiva ( facendo un favore così, alle holding olandesi, che sono, attualmene in crisi; se si possono impiegare gli operai disoccupati al rinnovamento dello stesso stabilimento, i tempi di messa a norma, sarebbero più brevi e ci sarebbero meno cassi integrati. La maggior parte del rinnovo, dev'essere pagato dai managers e dal titolare inquisiti e prelevare dalle loro "tasche" le somme che avrebbero dovuto investire negli anni, nell'innovazione dello stabilimento. Certo, la magistratura deve svolgere il suo compito capillarmente e con molta attenzione alle realtà locali. Inoltre, dove ci sono industrie, vanno prima di tutto, costruiti gli impianti di depurazione e messa in sicurezza degli scarti o meglio, la loro riutilizzazione sotto forma di altri prodotti affini o convertiti in energia, utile alla città. Infine, la città, dev'essere costruita ad una certa distanza, dettata dalle norme ambientali vigenti, dalla zona delle industrie installate, proprio per evitare il danno alla salute pubblica. Guarda caso, ora anche la Chiesa locale si è accorta che molti suoi parrocchiani stanno morendo per avvelenamento ambientale...e vogliono intervenire... e come disse la grande attrice Sofia Loren: "ma facetice lu piacer...và tenneee!!!". E' inultile che si cerca di convincere l'operaio, non chè cittadino, di mettersi da una parte o dall'altra, ora tocca alla magistratura, far valere le ragioni delle legge tutrice del lavoro e della salute!
  • Concetta Fallucca 23/08/2012 alle 11:32:56 rispondi
    Il ruolo della Chiesa nel caso Ilva
    E così, la Chiesa, rappresentata dalla parrocchia locale e dall'arcivescovo in persona, vogliono farsi portavoce e ambasciatori della vicenda, come intermediari tra due parti ben distinte, l'industria e i cittadini di Taranto che non lavorano nell'industria. Si, perchè, l'operaio, vuole poter continuare a lavorare e nel frattempo godere di buona salute per farlo, per cui alcuni concordano con il proseguimento della produzione ed altri con il fermo posto dalla magistratura. Io credo, che ci sia poco da mediare, quando si arriva a dichiarare il sequestro di uno stabilimento imponente per problemi creati alla salute pubblica. Quello che occorre, per il benessere di tutti, è la messa in sicurezza degli impianti; la loro sostituzione ed innovazione con impianti a norma che rendono molto di più e inquinano molto meno, come in Germania. Se la bonifica; la costruzione di depuratori e termovalorizzatori può essere eseguita senza dover necessariamente chiudere i forni, ma tenerli accesi al minimo possibile per evitare una loro chiusura definitiva ( facendo un favore così, alle holding olandesi, che sono, attualmene in crisi; se si possono impiegare gli operai disoccupati al rinnovamento dello stesso stabilimento, i tempi di messa a norma, sarebbero più brevi e ci sarebbero meno cassi integrati. La maggior parte del rinnovo, dev'essere pagato dai managers e dal titolare inquisiti e prelevare dalle loro "tasche" le somme che avrebbero dovuto investire negli anni, nell'innovazione dello stabilimento. Certo, la magistratura deve svolgere il suo compito capillarmente e con molta attenzione alle realtà locali. Inoltre, dove ci sono industrie, vanno prima di tutto, costruiti gli impianti di depurazione e messa in sicurezza degli scarti o meglio, la loro riutilizzazione sotto forma di altri prodotti affini o convertiti in energia, utile alla città. Infine, la città, dev'essere costruita ad una certa distanza, dettata dalle norme ambientali vigenti, dalla zona delle industrie installate, proprio per evitare il danno alla salute pubblica. Guarda caso, ora anche la Chiesa locale si è accorta che molti suoi parrocchiani stanno morendo per avvelenamento ambientale...e vogliono intervenire... e come disse la grande attrice Sofia Loren: "ma facetice lu piacer...và tenneee!!!". E' inultile che si cerca di convincere l'operaio, non chè cittadino, di mettersi da una parte o dall'altra, ora tocca alla magistratura, far valere le ragioni delle legge tutrice del lavoro e della salute!
  • Concetta Fallucca 23/08/2012 alle 11:34:34 rispondi
    Il ruolo della Chiesa nel caso Ilva
    E così, la Chiesa, rappresentata dalla parrocchia locale e dall'arcivescovo in persona, vogliono farsi portavoce e ambasciatori della vicenda, come intermediari tra due parti ben distinte, l'industria e i cittadini di Taranto che non lavorano nell'industria. Si, perchè, l'operaio, vuole poter continuare a lavorare e nel frattempo godere di buona salute per farlo, per cui alcuni concordano con il proseguimento della produzione ed altri con il fermo posto dalla magistratura. Io credo, che ci sia poco da mediare, quando si arriva a dichiarare il sequestro di uno stabilimento imponente per problemi creati alla salute pubblica. Quello che occorre, per il benessere di tutti, è la messa in sicurezza degli impianti; la loro sostituzione ed innovazione con impianti a norma che rendono molto di più e inquinano molto meno, come in Germania. Se la bonifica; la costruzione di depuratori e termovalorizzatori può essere eseguita senza dover necessariamente chiudere i forni, ma tenerli accesi al minimo possibile per evitare una loro chiusura definitiva ( facendo un favore così, alle holding olandesi, che sono, attualmene in crisi; se si possono impiegare gli operai disoccupati al rinnovamento dello stesso stabilimento, i tempi di messa a norma, sarebbero più brevi e ci sarebbero meno cassi integrati. La maggior parte del rinnovo, dev'essere pagato dai managers e dal titolare inquisiti e prelevare dalle loro "tasche" le somme che avrebbero dovuto investire negli anni, nell'innovazione dello stabilimento. Certo, la magistratura deve svolgere il suo compito capillarmente e con molta attenzione alle realtà locali. Inoltre, dove ci sono industrie, vanno prima di tutto, costruiti gli impianti di depurazione e messa in sicurezza degli scarti o meglio, la loro riutilizzazione sotto forma di altri prodotti affini o convertiti in energia, utile alla città. Infine, la città, dev'essere costruita ad una certa distanza, dettata dalle norme ambientali vigenti, dalla zona delle industrie installate, proprio per evitare il danno alla salute pubblica. Guarda caso, ora anche la Chiesa locale si è accorta che molti suoi parrocchiani stanno morendo per avvelenamento ambientale...e vogliono intervenire... e come disse la grande attrice Sofia Loren: "ma facetice lu piacer...và tenneee!!!". E' inultile che si cerca di convincere l'operaio, non chè cittadino, di mettersi da una parte o dall'altra, ora tocca alla magistratura, far valere le ragioni delle legge tutrice del lavoro e della salute!

Le immagini pubblicate su Cronache Laiche sono reperite in rete e ritenute di libera circolazione in quanto prive di dicitura indicante l'autore o la riproduzione riservata.
Tuttavia, qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore basta scrivere una email alla redazione e verranno immediatamente rimosse.