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Giochi benedetti

Sono 190 i cappellani inviati da tutto il mondo alle Olimpiadi di Londra: hai visto mai che qualche atleta poco prima di una gara abbia bisogno di avvicinarsi a Dio e non lo trovi!

Nicoletta Rocca
sabato 28 luglio 2012 09:14

L'associazione More Than Gold, un'associazione sportiva religiosa la cui missione è legare a doppio filo le olimpiadi e le chiese cattoliche, non si è lasciata scappare l'occasione.
Il direttore sportivo dell'associzione, David Wilson, non ha dubbi: «Gli atleti si preparano a una grande prova e avranno vicino qualcuno che li sostenga anche da un punto di vista religioso» e non ci sarà pericolo che nessuno sia incompreso dal momenro che, continua Wilson, «gli atleti saranno originari di decine di Paesi differenti ed è quindi necessario che lo siano anche i cappellani. Per venir loro in aiuto in modo efficace è necessario che conoscano la cultura degli sportivi».
Duncan Green, capo dei servizi religiosi dei giochi olimpici 2012, ha spiegato alla Bbc la necessità di non trascurare il multiculturalismo britannico anche nella scelta di cappellani appartenenti a diverse confessioni: «Abbiamo cappellani musulmani, cristiani evangelici, cattolici, ebrei ortodossi, riformati, senza dimenticare rappresentanti sikh e buddisti».

Per i cappellani si è allestita un'unica struttura: il centro multireligioso del villaggio olimpico dove la messa sarà celebrata tre volte al giorno in diverse lingue e si offrirà riparo anche a quei vescovi che hanno accompagnato le loro squadre a Londra. Invece per i familiari e gli amici degli atleti originari dei Paesi più poveri, informa il rappresentante cattolico di Inghilterra e Galles James Parker, «metteremo a disposizione degli alloggi gratuiti e un campo internazionale per i giovani con spettacoli di artisti e musicisti cristiani di tutto il mondo: Camp Joshua. Abbiamo ricevuto più di cinquecento richieste».
In realtà non tutti i cappellani risiedono nel centro previsto per loro: monsignor Mario Lusek, che accompagna gli azzurri, risiederà nel villaggio olimpico accanto agli atleti. In un'intervista rilasciata al blog Sacerdotisposati, rivela che è stato possibile solo con il provvidenziale intervento del Coni che ha trovato delle forme giuridiche per consentire la sua presenza laddove la presenza degli altri cappellani non è prevista. Nella stessa intervista monsignor Lusek, che non è proprio un prete qualunque visto che è direttore dell'ufficio Cei (Conferenza episcopale italiana) per la pastorale dello sport, turismo e tempo libero, spiega che per lui lo spazio olimpico è come una specie di oratorio, una parrocchia: «All'interno di questo spazio faccio il prete e quello che un normale prete fa in oratorio, o in una parrocchia: non mancano momenti di culto, ci si incarna poi anche nella vita del villaggio olimpico. Un prete cerca di essere prossimo, amico e di manifestare simpatia e attenzione, di consolare quando è necessario ma soprattutto esultare».

Nonostante gli sperticati tentativi del reverendo Green, responsabile dei servizi religiosi olimpici, di fugare ogni dubbio sul ruolo dei cappellani: «i cappellani sono là al servizio dei giochi e per rispondere alle sollecitazioni, non è questione di evangelizzazione», le parole di James Parker, rappresentante cattolico di Inghilterra e Galles, non lasciano dubbi: «nello spirito dell'enciclica del Beato Giovanni Paolo II Ut unum sint noi cattolici inglesi crediamo nella necessità di pregare e lavorare insieme per l'unità di tutti i cristiani. Per questo abbiamo aderito - ed è la prima volta per la Chiesa cattolica - all'organizzazione ecumenica More than gold, per svolgere il nostro servizio di evengelizzazione durante i giochi olimpici di Londra 2012 e servire il Regno di Dio».

Nicoletta Rocca

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