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Diritti e Rovesci

Dieci anni di eutanasia in Olanda

Regolamentare l'eutanasia non significa incentivarla, anzi. Lo dimostra uno studio su Lancet che monitora l'Olanda dal 2002, anno di approvazione della legge.

Virginia Romano
giovedì 19 luglio 2012 20:24

Un recente studio pubblicato sulla rivista Lancet grazie al lavoro di due gruppi di ricercatori olandesi sostiene che la legalizzazione dell'eutanasia non abbia accresciuto il numero di persone che vi hanno fatto ricorso. Ricordiamo che l'Olanda è stato il primo paese europeo a introdurre la legalizzazione dell'eutanasia nel 2002 proteggendo - per legge - il medico che aiuti attivamente un paziente a morire a patto che esso si trovi in uno stato di inguaribilità, dolore incoercibile e che esprima reiteratamente la volontà di porre fine alla sua vita.

I dati dello studio sono chiari e riportano una flessione dei numeri assoluti nel tempo. In particolare, il numero di morti annue avvenuto nel 2002 e nel 2010 non mostra alcuno scostamento significativo. Questo dato, da solo, dovrebbe poter costituire un buon argomento contro gli oppositori che, molto spesso, paventano un possibile ricorso di massa a questo tipo di soluzione. Infine, da una comparazione tra i dati del 2010 e del 2012 emerge che il numero di persone che ha richiesto attivamente l'aiuto alla morte è in decrescita.

I numeri però, per quanto significativi, non bastano a rendere conto della complessità del fenomeno.
La lettura che qui si propone è relativa alla dimensione culturale dei fenomeni che spesso sfugge all'analisi clinica. La legalizzazione dell'eutanasia, esattamente come è accaduto nel nostro paese con l'aborto, rappresenta solo la punta dell'iceberg di un fenomeno ben più stratificato e complesso. Un fenomeno che di certo non è confinato nelle mura dei luoghi di cura. La regolamentazione è un segnale che si diffonde nella società e rappresenta il primo passo di un percorso fatto di discussione; la legalizzazione inoltre rappresenta anche un'opportunità impagabile di approfondimento e informazione della cittadinanza difficile da attuare laddove una data misura sia illegale.

Di certo la promulgazione di una legge non è sufficiente a che si compia, nella società, un cambiamento profondo rispetto ai grandi temi della bioetica; di certo il percorso può portare e deve essere accompagnato dal basso affinché il cambiamento possa compiersi pienamente.
Legalizzare significa non solo consentire allo Stato di monitorare i fenomeni, ma rappresenta soprattutto la messa in moto di un meccanismo virtuoso e controllabile. Nella fattispecie, rispetto al tema dell'eutanasia, un elemento da non dimenticare riguarda le tematiche ad essa associata, in primo luogo le cure palliative e la terapia del dolore.

Un paese in cui l'eutanasia non è più un tabù, è un paese che affronta i problemi dei suoi cittadini in modo più strutturato ed efficace. La Gran Bretagna, ad esempio, patria del movimento hospice e sede della prima struttura al mondo interamente dedicata alla gestione della terminalità, ha visto decrescere spontaneamente - dal 1967 ad oggi - le richieste di suicidio assistito in favore della richiesta di un'efficace gestione dei sintomi.

Nessuno vuole morire se la sua vita è ancora degna di essere vissuta. È dunque fondamentale che il sistema funzioni in modo responsabile, che spenda tempo energie e risorse facendosi carico della realizzazione di questa dignità e solo quando la vita non sia più vita, consenta infine alle persone una piena libertà di scelta.



Virginia Romano

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