Istituto opere religiose, primo incidente diplomatico di Francesco

In questi giorni sono in pubblicazione le graduatorie delle università italiane, da quella utilizzata dal Miur
per assegnare i fondi istituzionali ad altre create da privati.
Queste graduatorie sono inutili per chi le
voglia utilizzare nella scelta del corso di laurea a cui iscriversi. Infatti la graduatoria è per università,
quindi è una media fatta su tutte le discipline, i corsi di laurea, le ricerche fatte. Quindi
l'informazione, data così, è poco significativa.
Prendiamo per esempio la Sapienza di Roma. Ci sono
nove facoltà e circa 150 corsi di laurea completi; è evidente che ci saranno delle notevoli differenze
fra l'uno e l'altro. Lo studente che si volesse iscrivere non ha alcun interesse a conoscere la valutazione media
dell'università, vorrà conoscere piuttosto quella del singolo corso a cui si iscriverà perché è quello che
seguirà per i successivi cinque anni. E questo è vero anche per le piccole università.
A parte i servizi comuni, che in ogni caso sono talmente scarsi da non poter essere paragonati nemmeno
lontanamente a quelli delle università estere, la differenza la fanno i singoli corsi. Una ipotetica università con due sole
facoltà, per esempio, una delle quali fosse stata creata con la regola del
familismo e del clientelismo più spinto, mentre l'altra avesse al suo interno esempi di buona didattica e
buona ricerca, avrebbe un voto medio, ma allo studente interesserebbe solo sapere quale delle due è
quella "virtuosa".
Anche la valutazione per facoltà è poco utile. All'interno di una facoltà ci sono molti corsi
di laurea - per esempio ad Ingegneria esistono Ingegneria edile, Ingegneria elettronica ed altri 10 corsi
diversi - ciascuno dei quali ha docenti e programmi scelti in autonomia dai singoli dipartimenti, nel
bene e nel male. Una valutazione per singoli corsi di laurea o dipartimenti è più complicata, ma è quello
che fanno alcune istituzioni estere, anche nei confronti dei dipartimenti italiani. Non è facile trovarle in rete,
ma ci sono.
Il resto sono una pletora di numeri che hanno qualche significato solo per gli addetti ai lavori o per statistiche
su servizi generali: per altri l'informazione è ininfluente.
Carlo Cosmelli
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