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Critiche laiche

Il Rosso e il Nero

Napolitano intervistato da L'Osservatore Romano esprime la sua deferenza verso il papa: una manifestazione di ossequio inadatta al capo di uno Stato democratico.

Cagliostro
martedì 17 luglio 2012 05:40

L'Osservatore Romano - organo ufficiale della Città del Vaticano - ha pubblicato un'intervista al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dal titolo "Il mio amico Benedetto XVI" in occasione del recente concerto del maestro Daniel Barenboim tenutosi a Castel Gandolfo a cui erano presenti sia Napolitano che Ratzinger.
L'intervista è stata ripresa anche dal sito del Quirinale.

Il giornalista Mario Ponzi chiede: «Da dove nasce questa sua manifesta sintonia con Papa Ratzinger?».
Napolitano risponde: «Abbiamo passeggiato, parlato come persone che hanno un rapporto di schietta amicizia, con tutta la deferenza che io ho per lui e per il suo altissimo ministero, per la sua altissima missione».
Giorgio Napolitano e i consiglieri diplomatici del Quirinale non sono certamente sprovveduti e sanno bene che le parole espresse a L'Osservatore Romano non sono dette a titolo personale ma nelle vesti di presidente della Repubblica.

Deferenza significa «rispetto ossequioso e condiscendente dimostrato con atti o con parole a persona ritenuta superiore per grado, funzione, autorità, o anche soltanto di maggiore età e esperienza» (dizionario Treccani). Il presidente della Repubblica italiana non può definirsi deferente nei confronti di alcun capo di stato estero o leader religioso ma al massimo può definirsi "rispettoso".
Rappresentando l'unità nazionale (art. 90 Costituzione), Napolitano ha voluto intendere che l'Italia è deferente (ossia ossequiosa e condiscendente) al papa (un capo di stato estero oltre che leader religioso) ritenendolo superiore per autorità alle stesse istituzioni repubblicane.

Giorgio Napolitano prima di assumere le funzioni di presidente ha prestato giuramento di osservanza della Costituzione: la stessa Costituzione che prescrive all'articolo 3 che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza distinzione di religione.
Inoltre - da Capo dello Stato italiano e garante della Costituzione - rappresenta tutti i cittadini compresi i tanti che - credenti o meno - non sono deferenti nei confronti del papa oppure professano un'altra religione.

Alla domanda «Come vede il rapporto tra Benedetto XVI e l'Italia?», Napolitano - ricordando il messaggio di Ratzinger per i 150 anni dell'Unità d'Italia - afferma che «questo dimostra veramente come in Italia lo Stato e la Chiesa, il popolo della Repubblica e il popolo della Chiesa, siano così profondamente e intimamente uniti».
Sicuramente la Chiesa è vicina al popolo della politica ma Napolitano dovrebbe accorgersi che - ora come non mai - gli italiani sono distanti dalla Chiesa e di come la secolarizzazione avanzi anche nel nostro Paese.
Allo stesso modo, sempre da garante della Costituzione, più che preoccuparsi dell'unione tra il popolo italiano ed il popolo della Chiesa, dovrebbe preoccuparsi di garantire quella reciproca indipendenza tra Stato e Chiesa così come sancisce l'articolo 7 della nostra Carta.

Cagliostro

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Commenti
  • Lorenzo Galoppini 18/07/2012 alle 14:03:08 rispondi
    Una pesantissima tara culturale italiana che blocca il progresso del nostro paese é il TIMORE REVERENZIALE che sembra sempre dovuto alla chiesa e ai suoi esponenti, sia da parte dei politici (soprattutto) che da parte di tanta gente comune, e che bisognerebbe estirpare.

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