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La terra dei papi


Critiche laiche

Assoluzioni a pagamento

Le tasse di penitenzieria sono il tema del saggio "Il crimine assolto e amnistiato a pagamento" di Alessandro Corvisieri.

Walter Peruzzi
giovedì 31 maggio 2012 07:06

Le tasse di penitenzieria, argomento poco studiato o studiosamente ignorato ma non marginale per documentare la simoniaca avidità della Chiesa, è il tema del saggio Il crimine assolto e amnistiato a pagamento uscito nel 2011 per la Paleario editore di Roma. L'autore, Alessandro Corvisieri (1925), fu fra i fondatori in giovinezza del settimanale Il Mondo (1949-1966), una delle voci più autorevoli della cultura laica, e da allora si dedicò a impegnative battaglie contro l'ingerenza clericale e a paralleli studi e ricerche sulla storia della Chiesa.

Frutto di questa attività è stato, oltre a La Chiesa di Roma (2004-2009), in tre volumi, l'importante saggio Chiesa e schiavitù (2002) che documenta, anche col ricorso a materiali d'archivio e a testi poco noti, come papi, vescovi e clero abbiano sostenuto e praticato fino al XIX secolo la schiavitù (confutando così l'idea diffusa secondo cui essa sarebbe stata debellata dal cristianesimo). Proprio per stampare quel saggio Corvisieri, come racconta nel suo sito internet, non avendo trovato alcun editore «disposto ad accogliere il lavoro nella sua integrità», fondò la Paleario editore, che ha pubblicato anche gli altri suoi libri, compreso quello sulle tasse di penitenzieria.

I tariffari papali
E torniamo a queste ultime. Si tratta di tariffari, ossia d'un lungo elenco di peccati con indicato a lato di ognuno quanto deve  versare come penitenza chi chiede di esserne assolto. Il primo papa a creare un tariffario fu Giovanni XXII (1327-1334), l'ultimo Leone X (1513-1521). Poi tale pratica fu abbandonata per le violente proteste della Riforma contro la compravendita delle cose sacre e si cercò di farla dimenticare. I tariffari, che sono riproduzioni o ampliamenti del primo, furono naturalmente scritti a mano finché non nacque la stampa. Ma ne esistono anche ventidue edizioni a stampa e l'ultima di queste, pubblicata a Parigi nel 1520, è riprodotta in copia fotostatica e tradotta nel saggio di Corvisieri.

Di grande interesse è inoltre la ricca documentazione prodotta dall'autore per dimostrare che anche prima di essere fissato in un preciso tariffario, l'uso delle elemosine come redenzione dei peccati era assai diffuso e incoraggiato dalla Chiesa. Si tratta, scrive un serio studioso e prete cattolico come il Muratori, di offerte originariamente destinate ai poveri ma via via incamerate da chierici o monasteri finché tutte le penitenze assegnate dai confessori nell'assolvere dai peccati furono via via commutate in «multe pecunarie e di beni stabili ch'essi ecclesiastici ordinariamente non si lasciavano scappare dalle mani».

Penitenze e assoluzioni
Sono quindi pretestuosi, fa notare Corvisieri negli ultimi capitoli del libro, i tentativi fatti da alcuni apologeti cattolici spagnoli sul sito internet Taxa Camarae seu cancellariae, d'esautorare i tariffari con vari pretesti come sostenendo, ad esempio, che le tariffe non sarebbero le penitenze in denaro imposte al peccatore ma solo il costo da pagare agli scrivani per i documenti d'assoluzione.

Naturalmente, come chiarisce bene uno dei massimi studiosi protestanti della Chiesa medioevale, lo statunitense H. Ch. Lea (1825-1909) in una lettera tradotta dal Corvisieri (uno dei testi in assoluto più interessanti da lui riportati), «l'assoluzione non era apertamente e sfacciatamente venduta». Ad essere commutata in denaro, immobili o altri beni materiali, era la penitenza (digiuni, preghiere, astinenze, pellegrinaggi) assegnata dal confessore al peccatore che si dichiarava pentito e in base a tale «attrizione» era stato assolto.
Ma, osserva il Lea, questa distinzione fra l'assoluzione (data in base al pentimento) e la penitenza assegnata in espiazione, se era facile per menti addestrate alla sottigliezze teologiche lo era meno per il comune fedele e il commercio così florido e redditizio per la Chiesa «non sarebbe potuto fiorire a meno che i peccatori non fossero stati educati a credere che i perdoni fossero acquistabili per soldi».

In conclusione un saggio molto stimolante che, come quello prima citato sulla schiavitù, meriterebbe di essere fatto leggere e conoscere ben più di quanto che la piccola editrice Paleario riesca a fare.

Alessandro Corvisieri
Il crimine assolto e amnistiato a pagamento
Paleario Editore 2011
420 pagine, 30 euro (opera in due tomi)

Commenti
  • Andrea Baroncelli 31/05/2012 alle 10:47:49 rispondi
    In epoca recente possiamo ricordare il caso di Enrico De Pedis, che non solo si è fatto redimere le proprie colpe con larghi lasciti, ma si è pure guadagnato l'occultamento del proprio cadavere.

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