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Linee guida anti-pedofilia, il topolino ha partorito il topolino

Chi si aspettava un nulla di fatto non è rimasto deluso. Le "Nuove linee guida anti-pedofilia" annunciate un anno fa dalla Conferenza episcopale italiana e rese pubbliche dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in sostanza non spostano di un millimetro l'approccio molle che i vescovi italiani hanno sempre tenuto nei confronti di questo orrendo dramma.

Federico Tulli
mercoledì 23 maggio 2012 10:13

Chi si aspettava un nulla di fatto non è rimasto deluso. Le "Nuove linee guida anti-pedofilia" annunciate un anno fa dalla Conferenza episcopale italiana e rese pubbliche dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in sostanza non spostano di un millimetro l'approccio molle che i vescovi italiani hanno sempre tenuto nei confronti di questo orrendo dramma. Crimini perpetrati da sacerdoti e suore, che ovunque hanno squassato intere comunità e imposto alla Chiesa cattolica e alle Conferenze locali un deciso cambio di atteggiamento nei confronti dei pedofili in tonaca, ma che in Italia, sebbene vi risiedano oltre la metà dei preti esistenti al mondo, evidentemente non intaccano la sensibilità e il dubbio dei porporati nostrani. Ecco dunque che viene pomposamente ribadita nello sterile documento la "superiorità" rispetto non tanto alle norme giuridiche dello Stato italiano, quanto all'etica e alla morale che porterebbe ogni cittadino dotato almeno di buon senso a denunciare un reato di pedofilia e a testimoniare in tribunale contro il presunto responsabile. Per i vescovi italiani questo obbligo non sussiste. Nemmeno a livello morale, se costoro (gli stessi che passano il tempo a insegnare la morale al resto dell'Umanità) hanno tenuto a ribadire che, in base a quanto previsto dall'attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, «i vescovi sono esonerati dall'obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero». «Nell'ordinamento italiano - si legge nelle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici - il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l'obbligo giuridico di denunciare all'autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti». Quando si dice "i tempi biblici"... In pratica la Cei ha impiegato un anno per "copiare" una norma italiana. A questo punto servirebbe uno scherzetto da prete del nostro parlamento. Un piccolo emendamento alla legge, che - dato il suo ruolo di "guida" - equipari un vescovo al preside di una scuola e il gioco è fatto. Purtroppo però non siamo nella cattolicissima Irlanda, dove il premier Enda Kenny a un certo punto ha perso la pazienza e si è presentato alle camere per denunciare pubblicamente l'ostruzione praticata dal Vaticano nei confronti delle indagini che riguardavano eminenti uomini di Chiesa in odor di pedofilia, provocando una crisi diplomatica senza precedenti. Noi viviamo nella genuflessa Italia, dove solo per fare un paio di esempi, Paola Severino, fino al giorno prima di diventare ministro della Giustizia, era l'avvocato difensore del presidente dell'Istituto opere religiose, Ettore Gotti Tedeschi, finito sotto inchiesta con l'accusa di violazione della normativa di attuazione della direttiva Ue sulla prevenzione del riciclaggio. E dove, la legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote, che inasprisce le pene, migliora gli strumenti di prevenzione e allunga i termini di prescrizione entro cui denunciare un pedofilo, rimbalza furbescamente da cinque anni tra Camera e Senato.

Federico Tulli

Commenti
  • Flavia 23/05/2012 alle 15:16:00 rispondi
    Appunto, questa è una delle contraddizioni che bisognerebbe sanare quanto prima: un cittadino italiano è tenuto a rispettare le leggi del proprio paese mentre i prelati sono cittadini italiani quando conviene loro, ma quando non conviene si trincerano dietro il segreto confessionale o dietro la scusa che non sono pubblici ufficiali. E non è vero che l'obbligo di denuncia spetta soltanto ai pubblici ufficiali: se un privato cittadino sa che si sta compiendo un abuso su una persona e non lo denuncia, è correo e come minimo viene accusato di omissione di soccorso. E comunque, qui si stanno nascondendo dietro a un dito: sono decenni, se non secoli, che nascondono i preti pedofili mandandoli da una parrocchia ad un'altra e facendoli sparire quando c'è pericolo di arresto e dire che "ci sarà collaborazione con le autorità civili" fa ridere, visto che non le hanno mai riconosciute e continuano ad agire secondo il concetto di peccato, non di crimine. A loro delle vittime non importa un accidente, perché non le ritengono tali. Non a caso, è grazie alla loro mentalità che in Italia lo stupro è diventato reato contro la persona solo nel 1996 (simbolicamente, anno di chiusura delle Magdaleine in Irlanda). E con gli abusi su minori si comportano allo stesso modo, quindi scordiamoci la collaborazione e facciamo in modo che rispettino le leggi privandoli degli osceni privilegi di cui continuano a beneficiare.
  • Linee guida anti-pedofilia, il topolino 23/05/2012 alle 12:05:13 rispondi
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  • antonio 23/05/2012 alle 12:29:40 rispondi
    Ma i vescovi non sono cittadini come gli altri ? Mi sembra che hanno il passaporto come me . Posso capire che se hanno notizia in confessione di questo efferato crimine rimane alla loro coscienza cosa fare, ma fuori da questa ipotesi essi sono tenuti a denunciare. Cosi giustificano il "crimine " ma non solo ,questa è una questione di mentalità perchè la si applica alla mala politica , alla mafia etc.
  • Linee guida anti-pedofilia, il topolino 23/05/2012 alle 12:40:35 rispondi
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  • katia 23/05/2012 alle 12:46:37 rispondi
    come sarebbe a dire che i vescovi non sono funzionari pubblici? celebrano il matrimonio? e il matrimonio in chiesa, officiato da loro, è riconosciuto anche in municipio? e allora? come sarebbe a dire? sbaglio?. katia
  • Sandro 23/05/2012 alle 13:09:20 rispondi
    Per lo stato italiano che è laico il clero è cittadino con uguali doveri di fronte alla giustizia. Quindi cari pinguini con la striscia rossa e croce dorata, scendete dai piedestalli con la scritta *intoccabili", avete gli stessi doveri come il cittadino comune e cioe di denunciare senza se e senza ma i porci nelle vostre fila.
  • elpayaso 23/05/2012 alle 13:31:21 rispondi
    In pratica ci stanno dicendo che possono scoparsi tutti i bambini che vogliono e quando ce ne accorgiamo ci fanno una pernacchia. Viva la chiesa. Viva la giustizia.
  • Lorenzo 23/05/2012 alle 13:59:49 rispondi
    Come loro si sentono liberi di non denunciare degli schifosi pedofili, loro che si vantano di portare la parola di Dio nelle case della gente io allora mi sento libero di Bestemmiare un dio con la d minuscola.
  • Ilaria 23/05/2012 alle 16:23:42 rispondi
    Stato italiano: bestemmi --> multa non denunci un pedofilo e sei un vescovo --> pacca sulla spalla. Congratulazioni.

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