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lunedì 24 novembre 2014 17:26
Un saggio che ripercorre la storia della sinistra italiana dal secondo dopoguerra. Una storia contorta, segnata dai compromessi con l'ideologia religiosa dominante


Nel nome del Padre

Disabili: segnati da dio

La disabilità rappresenta ancora uno stigma nella comunità cattolica. E il Vaticano non ha mai sottoscritto la convenzione Onu per i diritti delle persone disabili.

Giuseppe Ancona
sabato 4 agosto 2012 07:12

"Guardati dai segnati da dio!" questo l'avvertimento popolare che risuonava nei tempi passati per mettere in guardia i "sani" da coloro che portavano sul corpo lo stigma, il marchio della riprovazione di dio: ciechi, deformi, storpi e folli. Risultava facile pensare che tutti scontassero una colpa, macchiati di un peccato che si aggiungeva a quello originario; in alcuni casi poteva essere la punizione di una colpa della madre che li aveva concepiti essendo impura se non addirittura congiungendosi al demonio, in altri casi potevano essere indemoniati essi stessi. Ad ogni modo occorreva starne lontani, perché portatori di disgrazie e malvagità.

La credenza che il disabile stesse espiando una colpa era radicata nell'età antica e nella cultura ebraica fino ai tempi della predicazione di Gesù. Nell'episodio narrato nel Vangelo (Giov.9,1-7) gli apostoli a proposito di un cieco dalla nascita chiedono al Maestro: «Rabbi, chi ha peccato lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?» La risposta di Gesù fu che «né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio». E' facile immaginare che una risposta apparentemente netta ma non esauriente sulla causa di qualcosa che appariva inspiegabile, fatta per di più con esclusivo riferimento al significato simbolico (cieco è chi non conosce dio perché non gli è mai stato mostrato) non sarebbe stata capita da semplici pescatori. Del resto Gesù forniva altre occasioni per far ritenere che insieme alla malattia ci fosse sempre uno stato di peccato: ciechi, indemoniati e lebbrosi che si avvicinavano a lui ottenevano la guarigione ma venivano poi esorcizzati e mondati dei peccati, e quindi esortati a non peccare più. Un male del corpo evidenziava un male dell'anima, seppure simbolicamente.

L'atteggiamento da parte della Chiesa cattolica nei secoli successivi verso la eterogenea categoria dei "minorati " o "diversi" costituì per qualche aspetto un progresso per tutti coloro che senza la pietà evangelica sarebbero stati sicuramente abbandonati a loro stessi e condannati alla morte. Il sostegno veniva dato loro attraverso le opere caritatevoli di monasteri e confraternite, all'origine dei moderni ospedali, che per molto tempo furono le uniche forme di assistenza che la società forniva. L'approccio pietoso verso questi uomini, donne, bambini affetti da menomazioni fisiche o mentali (ma anche semplicemente poveri, trovatelli, "occulte gravide") si esercitava tuttavia con vere e proprie forme di segregazione, di isolamento dal resto della società; in questo modo si continuava a rimarcare il pregiudizio e la diffidenza verso ogni forma di disabilità. Tale era la condizione di separazione dal resto del mondo di lebbrosari, ospizi, case di pazzerelli, depositi o ricoveri per malati incurabili o "scherzi della natura" come per il Cottolengo di Torino, sul quale da subito si alimentò il mistero su quali "freaks" vi fossero ospitati. Il risultato fu l'occultamento di cose sgradevoli e delle quali vergognarsi, per quanto alla base di tutto potesse esserci l'intenzione di accudire, proteggere, tenere al riparo da sguardi e cattiverie altrui.
Non diversamente andavano le cose per quanto riguardava chi era affetto da invalidità fisiche nella stessa organizzazione interna della Chiesa: secondo quanto prescriveva il Catechismo Tridentino al can.287 «non devono essere promossi agli ordini i deformi per qualche grave vizio corporale e gli storpi. La deformità ha qualcosa di ripugnante e questa menomazione può ostacolare l'amministrazione dei sacramenti».

In tempi più vicini, la disabilità continua sotto molti aspetti a costituire un impedimento nella vita di comunità dei credenti, rappresentando un ostacolo all'accesso a sacramenti quali il matrimonio, precluso ove uno dei promessi coniugi sia affetto da incapacità irreversibile di copulare, ovvero alla eucarestia o alla cresima, spesso non consentite a ragazzi Down.
Ma l'aspetto senza dubbio più eclatante risiede nel non riconoscimento del diritto alla sessualità ai disabili, ragione questa per la quale il Vaticano nel 2008 ha negato la propria sottoscrizione alla convenzione internazionale Onu per i diritti delle persone con disabilità: il motivo del rifiuto risiederebbe negli articoli 23 e 25 sulla pianificazione familiare e il diritto all'esercizio di questa. In particolare il Vaticano giustificò il suo rifiuto a sottoscrivere la convenzione per il richiamo alla «salute sessuale e riproduttività» collegata alla disabilità, paventando che tra le prestazioni sanitarie connesse alla pianificazione familiare venisse inclusa la liceità all'aborto, in particolare quello terapeutico.
Come spesso accade,  il dogma della sacralità della vita, neanche reale ma solo "eventuale", prevale sul diritto a viverla.

Giuseppe Ancona

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