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sabato 22 aprile 2017 12:22
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Diritti e Rovesci

Fine vita, il prezzo della libertà

Nel clamoroso silenzio della politica, dj Fabo decide di morire fuori dal suo Paese. E c'è chi ancora pensa che proibire la libertà di scelta porti a impedirne la realizzazione.

Cecilia M. Calamani
lunedì 27 febbraio 2017 19:02

«Dj Fabo è morto. Ora la nostra domanda è semplice: speculando su questa tragedia, che legge volete? Volete il sistema svizzero, che sopprime un disabile a listino prezzi? Iniezione di pentobarbital, pratiche e funerale, diciottomila euro tutto incluso. Volete sfruttare l'onda emotiva per ottenere questa vergogna? Hitler almeno i disabili li eliminava gratis». Così il paladino dei diritti negati, Mario Adinolfi, su facebook. A rappresentare, in tutta evidenza, non solo se stesso, ma tutti quelli che in Italia hanno remato e remano contro a ogni forma di tutela della libertà personale di scelta. Certo, questo delirio non meriterebbe pubblicità, ma ho voluto riportarlo per un riferimento che da solo smonta ogni possibile motivazione liberticida all'insaputa dello stesso Adinolfi. Mi riferisco al «listino prezzi».

Perché le cose sono due: o lo Stato riconosce per legge il diritto all'autodeterminazione dell'individuo in tema di fine vita e lo inserisce in un percorso pubblico che tagli le gambe a ogni forma di abuso e speculazione, oppure chi per qualsiasi motivo voglia interrompere la propria esistenza andrà, se può permetterselo, a «listino prezzi» altrove.
D'altronde è quello che è successo per anni con la fecondazione eterologa, prima che la Consulta riducesse all'osso quell'obbrobrio normativo della legge 40: la Spagna era la meta preferita di donne single, lesbiche o coppie sterili. E ancora oggi che l'eterologa è consentita solo alle coppie eterosessuali sposate o conviventi, le donne che non sono in questa condizione vanno a «listino prezzi» in Paesi più evoluti. O ancora, quando l'aborto non era legale, alcune cliniche di lusso sopperivano al divieto per le donne facoltose (negli altri casi, qualche mammana con il ferro da calza). Ultimo ingresso nel «listino prezzi» di oltreconfine, la gestazione per altri. E pazienza se le tutele per gestante e nascituro siano spesso discutibili. Occhio non vede, cuore non duole.

Ecco cosa significa proibire, nel 2017. Che è ben lontano dal prevenire o dall'impedire, come i benpensanti nostrani vorrebbero far intendere. Disconoscere il diritto all'autodeterminazione personale vuol dire solo creare due strade differenti per la sofferenza a seconda del peso del portafoglio. Per uno come Fabo che drammaticamente ha scelto di liberarsi dalla prigione del proprio corpo, tanti altri, in silenzio e senza riflettori, sono condannati al martirio di una vita che non è più. Senza ulteriori considerazioni su chi si arroga il diritto di scegliere per gli altri, trincerarsi ancora dietro al mantra della "tutela della vita dalla nascita alla morte", come vorrebbe un dio che è di casa sul suolo italiano e finanche in parlamento, è solo uno spregevole e vile atto di ipocrisia.

Cecilia M. Calamani

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