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Cosa succede in città

Tra creatività e Spazio condiviso, Venezia fa il pieno di archistar

Con l'apertura anticipata del padiglione sloveno, ecco la 13esima Biennale di Architettura. Nomi illustri da tutto il mondo in rappresentanza di 55 Paesi, fino al 25 novembre 2012

Federico Tulli
venerdì 24 agosto 2012 11:55

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di Federico Tulli

Con l'apertura anticipata a sabato 25 agosto del padiglione della Repubblica di Slovenia prende il via la 13esima Mostra internazionale di architettura a Venezia. La decisione di precedere di quattro giorni in via del tutto eccezionale il via ufficiale della manifestazione (fissata per il 29 agosto) è stata presa di concerto con gli organizzatori e la città di Maribor, capitale europea della Cultura 2012. Fino a martedì 28 lo spazio espositivo sloveno ospiterà una serie di workshop e tavole rotonde a cui partecipano architetti, specialisti del settore e studiosi, per discutere sul tema proposto quest'anno dal direttore della Mostra, David Chipperfield: Common ground (Spazio condiviso, letteralmente "terreno comune"). L'ambizione di Chipperfield è quella di riaffermare l'esistenza di una cultura architettonica costituita non solo da singoli talenti, ma anche da un ricco patrimonio di idee differenti, riunite in una storia comune, in ambizioni comuni, in contesti e ideali collettivi. In Slovenia sarà presto sviluppato il progetto 100 Year City (Yc). Questa piccola nazione ha una popolazione di due milioni di abitanti, egualmente distribuiti tra centri cittadini e zone extraurbane. Inoltre solo due su undici città superano i 100mila abitanti (la capitale Lubiana e Maribor) e metà del suo territorio è ricoperto da foreste. Questa conformazione rende la Slovenia il contesto ideale per il progetto 100 Yc, che mira a una proposizione di nuovi modelli di qualità della vita in grado di riconciliare il rapporto tra città e ambiente naturale.

Da mercoledì 29 e fino al 25 novembre 2012, come si diceva, saranno aperti al pubblico tutti i padiglioni. Chipperfield ha invitato alla kermesse una cinquantina di architetti, tra cui i più celebri, da Renzo Piano a Zaha Hadid, da Norman Foster a Cino Zucchi. E oltre 50 Università da tutto il mondo hanno assicurato la loro presenza nella città lagunare. Tra le 55 partecipazioni nazionali, cinque sono debuttanti: Angola, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Perù e Turchia. A curare il padiglione italiano è stato chiamato Luca Zevi, presidente della sezione laziale dell'Inarch. A partire dal caso paradigmatico di Adriano Olivetti con l'idea «di affrontare i problemi fortemente legata alla tradizione del territorio italiano», Zevi intende dare allo spazio espositivo una impronta decisamente votata al made in Italy, «per illustrare seppure in una maniera frammentaria i nostri grandi produttori». Perché molti di quelli che hanno dato prestigio al Paese, nota l'architetto romano, «hanno esteso la qualità e l'eccellenza dei loro prodotti anche alle sedi delle loro industrie». Oltre a Olivetti, appunto, tante altre eccellenze: grandi aziende come Ferrari, Benetton, Guzzini, Prada, «ma anche tante altre più piccole e meno conosciute in cui anche spazialmente viene presentata la qualità italiana». Non meno importante è un ulteriore impegno del Padiglione che intende anticipare le questioni che caratterizzeranno l'Expo di Milano 2015 con il tema principe delle politiche urbanistiche da rinnovare, guardando nella direzione di una maggiore sostenibilità e una minore occupazione di suolo.

Per quanto riguarda, infine, il Leone d'Oro alla carriera, l'ambita statuetta è stata assegnata quest'anno all'architetto portoghese Alvaro, con la seguente motivazione: «Perché ho la dimensione di ciò che vedo e non la dimensione della mia altezza» (Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine). Il riconoscimento ad Alvaro Siza Vieira sarà consegnato ai Giardini della Biennale il 29 agosto nel corso della cerimonia di inaugurazione della Mostra.



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